L’Eucarestia raccoglie in sé i fili di ogni esistenza

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Nella solennità del Corpus Domini l’omelia del Vescovo in Cattedrale e la preghiera depositata, in Ghiara, nel manto della Vergine

Pubblichiamo il testo integrale dell’omelia che il Vescovo ha tenuto giovedì 31 maggio in Cattedrale nella solennità del Corpus Domini.

Cari fratelli e sorelle,
siamo qui riuniti per celebrare la solennità del Corpus Domini. Negli anni scorsi ho più volte accennato all’origine di questa festa, al suo legame con il miracolo eucaristico avvenuto a Bolsena, alle meravigliose parole che san Tommaso d’Aquino ha saputo formulare per cantare la grandezza di questo sacramento di salvezza.

Oggi vorrei soffermare la nostra attenzione sul centro di questa festa: l’eucarestia. Guardiamo questo piccolo pezzo di pane in cui è nascosto e presente il volto di Dio, avviciniamoci in ginocchio a questo tesoro misterioso e lucente, lasciamoci rapire da questa fonte sgorgata dal cuore trafitto di Cristo. Proprio lì, sotto la croce, vorrei ci portassimo con la nostra immedesimazione e la nostra contemplazione.

La festa di oggi è infatti inscindibilmente legata al Triduo pasquale. Nel giovedì santo, Gesù ha istituito l’eucarestia. Come abbiamo appena sentito nel vangelo di san Marco, egli ha desiderato mangiare la Pasqua con i suoi discepoli (cfr. Mc 14,14). Poi, conclusa la cena, ha cantato l’inno e si è incamminato con loro verso l’orto degli Ulivi (cfr. Mc 14,26), dove sono iniziati gli eventi che lo hanno portato alla croce. Inchiodato, sfinito fino alla morte, esanime, la sua divinità era nascosta agli occhi degli uomini, scrive san Tommaso nell’Adoro Te devote. Ecco la prima cosa che vorrei dirvi questa sera: l’immobilità e il silenzio di Cristo sulla croce sono l’immobilità e il silenzio dell’eucarestia. Sacramento e realtà si sovrappongono, nell’uno vediamo l’altro. La croce è l’ostensorio di Cristo. (clicca qui per vedere tutte le foto della celebrazione)

Durante la passione, la divinità di Cristo è celata, non cancellata. La sua signoria è presente, come un respiro leggero e nascosto che guida quei misteriosi avvenimenti. Ai lati di Gesù, come sappiamo, sono crocefissi altri due uomini, due malfattori (cfr. Lc 23, 33). Uno dei due deride il Signore, l’altro invece lo rimprovera e chiede misericordia: Gesù, ricordati di me quando entrerai nel tuo regno (Lc 23,42). Gesù accoglie la sua richiesta con una risposta che va bel oltre la richiesta: gli promette che sarà con lui in Paradiso. La tradizione ha chiamato Disma il buon ladrone. Che cosa ha causato il suo pentimento? Che cosa ha saputo penetrare in lui e generare quel santo timore di Dio di cui accusa il suo compagno (cfr. Lc 32,40)? La potenza del silenzio. 

Leggi tutto il testo integrale dell’omelia di monsignor Camisasca su La Libertà del 6 giugno

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