Scusi mister

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Finalmente posso dire che sono un grande mister visto che come i colleghi più blasonati e famosi, anche io sono stato contestato apertamente. Scherzi a parte, la contestazione è arrivata davvero.

“I ragazzi ti adorano, i bambini soprattutto” mi diceva l’altro giorno un collega, “i genitori invece meno!” aggiungeva col sorriso.

Manco farlo apposta, proprio lo stesso giorno mi sono capitati tre episodi diversi con tre papà dei ragazzi che alleno.

La prima. Un papà mi si avvicina per chiedermi del figlio: ma non mi chiede di lui dal punto di vista calcistico, bensì mi chiede come lo vedo, come si comporta, se è educato… mi è sembrato di vivere un sogno, a me che, appena iniziato questo mestiere, avrei voluto inserire i colloqui individuali come a scuola,  si rivolge un papà, non tifoso, ma semplicemente papà! Finalmente mi sono sentito riconosciuto come un educatore, partecipe della crescita del figlio.

Il secondo episodio invece riguarda una telefonata costruttiva con un altro papà che mi chiedeva lumi sul fatto che non convoco mai il figlio. Una chiacchierata franca, con un uomo, lui, che non si capacita di come il figlio non possa giocare e un altro uomo, io, che ammettendo l’incapacità di non aver saputo prendere questo ragazzo, gli ho spiegato il perché delle esclusioni del figlio, tutte inerenti l’aspetto comportamentale o il mancato rispetto delle regole. Una telefonata conclusa col genitore che mi dice che penserà al nostro dialogo per decidere del figlio. Sicuramente avrebbe voluto sentirsi dire altro, ma altrettanto sicuramente ha rispettato il mio punto di vista ed io il suo.

E poi il terzo episodio. Un padre che chiede spiegazioni sulla mancata convocazione del figlio. Non ha i toni costruttivi dell’altro. Tanto meno l’interesse del primo genitore. Ha più i toni di chi non comprende e non accetta  spiegazioni. Anzi apertamente contesta. È sicuramente libero di farlo, non pretendo di avere la verità in tasca, tanto meno di annunciare il vangelo. 

Ai miei bimbi e ai miei ragazzi ho sempre motivato le mie decisioni, premettendo sempre che loro possono sentirsi in disaccordo con me.

Gestire 25 adolescenti o 35 Piccoli Amici del 2010 mantenendo equilibrio ed armonia non è affatto semplice: bisogna essere credibili in ogni scelta e decisione. I ragazzi osservano, e tu adulto di riferimento non puoi mostrarti vulnerabile, ma con autorevolezza devi far capire che a loto tieni, pur con critiche e arrabbiature, ma che in loro credi fermamente, anche commettendo degli errori di valutazione e scelte.

Congedandomi dai genitori dei 2010 per la fine della stagione ho detto loro che il calcio, e l’allenatore, possono essere un grande aiuto per la crescita dei propri figli, tanto quanto un maestro o un professore a scuola. Mi ha fatto molto piacere che quel padre mi abbia chiesto come vedo il figlio, mi sono sentito attore protagonista del futuro di questo bimbo, e devo ammettere che è una bella responsabilità e un onore poter essere da esempio per questi bimbi.

Mi spiace, invece, non aver esaudito le richieste degli altri due genitori. Di autocritica quest’anno me ne sono fatta tanta. E non perché non vincevamo le partite, ma perché non ho saputo coinvolgere tutti i ragazzi… perché non ho saputo toccare la loro passione. Certe cose probabilmente non le rifarei. Le convocazioni invece le farei esattamente uguali. Se i ragazzi non ci mettono del loro, se non capiscono che giocare a calcio è anche sacrificio, sudore, impegno, non raggiungeranno mai alcun traguardo. E ciò che ti conquisti in campo è metafora di ciò che ti conquisti nella vita.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

 

Pubblicato in A bordo campo

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