Guerre e paci tra Oriente e Occidente

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Festincontro: domenica 10 giugno, alle 20.45, la scrittrice Antonia Arslan dialogherà con la professoressa Siobhan Nash-Marshall

Due donne, la sera di domenica 10 giugno, per un incontro speciale…. Una ha già rotto il ghiaccio al Festincontro lo scorso anno. Si tratta di Antonia Arslan, la scrittrice saggista di origine armena diventata famosa per avere scritto il best seller tradotto ormai in 21 lingue “La masseria delle allodole” , cui hanno fatto seguito altri libri sempre legati al problema del genocidio armeno e cioè, per citarne alcuni, “La strada di Smirne” e “Il rumore delle perle di legno”. Perché il grande male, “metz yeghern”, come viene chiamato il genocidio armeno, nonostante sia stato riconosciuto da molti Stati, è ancora negato da alcuni di questi, tra cui la Turchia.

Molti studiosi oggi, che lo riconoscono, rischiano esponendosi in prima persona, ed è questo ad esempio, il caso del giornalista turco Hasan Cemal, che ha scritto il libro “1915: genocidio armeno”, raccontando di come suo nonno fosse coinvolto nei massacri.
Oggi, per dare un quadro della situazione, ad Istanbul vive una comunità di 45 armeni, che nel 1915 erano 2 milioni e mezzo. E gli esempi dei massacri perpetrati dai turchi non si riescono a contare. In un racconto scritto dalla Arslan, intitolato “I tempi di Erode”, ella racconta il coraggio delle donne armene, costrette ad umiliarsi con i turchi pur di salvare i propri bambini nei giorni terribili dello sterminio.
Donne che durante il cammino della deportazione vennero violentate, uccise, oppure inserite di forza negli harem turchi. È grazie a loro se sono rimaste importanti testimonianze, perché nel 1915 erano già tutte alfabetizzate.

Leggi tutto l’articolo di Maria Chesi su La Libertà del 30 maggio

Pubblicato in Articoli, Associazioni

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