Ricordando Moro: politica, fede, scuola

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Reggio: nella chiesa di Santo Spiridione la conferenza di Fulvio De Giorgi

Con una “lectio magistralis” del professor Fulvio De Giorgi, ordinario di Storia dell’educazione nell’Università di Modena e Reggio Emilia, è stato ricordato martedì 8 maggio nella chiesa di Santo Spiridione il quarantesimo anniversario della barbara uccisione dell’onorevole Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse, perpetrata il 9 maggio 1978; qualche settimana prima era stata compiuta dalle stesse formazioni la strage della scorta in via Fani. L’incontro, promosso da Uciim, Aimc, AGe, Fidae, Ucid, Azione Cattolica, Circolo Toniolo, Istituto San Vincenzo de’ Paoli, Anteas Reggio Emilia, ha evidenziato le peculiarità del pensiero politico, la fede religiosa, l’impegno per la scuola dello statista, che Paolo VI definì “uomo buono, mite, saggio, innocente ed amico”.

Nel suo intervento, il professor De Giorgi ha innanzitutto ripercorso la fondamentale formazione giovanile di Aldo Moro nelle organizzazioni dell’Azione Cattolica, dove forte fu l’impronta di Giovanni Battista Montini circa l’educazione civile: lo stile “afascista”, il rifiuto della civiltà fascista, l’opposizione alla statolatria e al totalitarismo che annullava le coscienze. La civiltà cristiana affermava infatti che al di sopra dello Stato c’è la coscienza. Nel pensiero politico di Moro forte è l’impronta personalista, montiniana e di Maritain. Notevole il ruolo rivestito nell’elaborazione della Carta costituzione da Moro, sostenitore di una democrazia integrale in senso politico e sociale e che affermi i valori di libertà, giustizia e pace. De Giorgi ha poi esaminato l’apporto fondamentale offerto dallo statista alla vita del partito della Democrazia Cristina, di cui fu anche segretario nazionale, e la sua attenzione alla politica di John e Robert Kennedy.

Fede cattolica e impegno politico non furono per Moro compartimenti stagni; in lui si ebbe la sintesi di due esigente differenti: l’intransigentismo della fede sul piano delle scelte personali e il conciliarismo del dialogo; quindi, distinzione tra radicalismo – nette scelte di vita, no alle mezze misure -, ma non autosupponenza. Il cristianesimo doveva essere fermento nella società e quindi fondamentale risultava il dialogo.

Continua a leggere tutto l’articolo di Giuseppe Adriano Rossi su La Libertà del 23 maggio

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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