Nostra Signora della Guardia: ecco il santuario dell’Argegna

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A mille metri, dove corre lo spartiacque tra Garfagnana e Lunigiana

Era tradizione della montagna che ogni territorio avesse il suo santuario mariano al quale, ogni anno, recarsi in pellegrinaggio, sia individualmente, sia come gruppo parrocchiale. La preferenza per un santuario piuttosto che per un altro era data il più delle volte dalle costumanze lavorative. Frequentatissimo, ad esempio, in tutta l’alta montagna il santuario della Madonna di Montenero perché si trovava sulla via delle grandi transumanze dei pastori e dei lavoratori, che nel periodo invernale si recavano a disboscare o a roncar terre in Corsica, all’Elba, nel Volterrano. Altro santuario era quello della Madonna della Guardia di Genova. Numerosa, infatti, era anche l’emigrazione verso il Genovesato, particolarmente quella delle donne che vi andavano, soprattutto nel secolo XIX, come collaboratrici domestiche o, come più realisticamente si diceva, a fare la “serve”.

La devozione mariana nei transumanti costituiva un punto nodale della religiosità; era richiesta di protezione per sé e per la famiglia che lasciavano per metà dell’anno; era immagine di dolcezza e consolazione nelle asperità del lavoro; era ringraziamento, nel ritorno, per gli scampati pericoli.

Ben si comprende, allora, come venisse favorevolmente accolto, sul finire del Milleottocento, il progetto di un nuovo santuario mariano appena (si fa per dire) di là dal crinale appenninico, sul monte Argegna, a mille metri di altitudine, sul valico dei Carpinelli dove corre lo spartiacque tra Garfagnana e Lunigiana, in parrocchia di Sermezzana. Tutto nasceva da un’idea di don Antonio Pierotti (1859-1951), nativo del comune di Minucciano in alta Garfagnana; anzi da un suo sogno nel quale aveva visto lunghe processioni di fedeli recarsi a venerare la Madonna della Guardia sul grande prato del monte Argegna.

Leggi tutto l’articolo di Giuseppe Giovanelli su La Libertà del 23 maggio

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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