Gli affreschi reggiani di Antonio Fontanesi

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Il cielo di Fontanesi come il sorriso del Correggio
A Reggio Emilia in via Santo Stefano 6 esiste una stanza di Casa Camellini-Zambelli affrescata da Antonio Fontanesi, il grande pittore reggiano che con Antonio Allegri detto il Correggio ha condiviso oltre al nome la spiritualità artistica. Antonio Fontanesi (1818-1882) mostra nei dipinti reggiani di Casa Camellini-Zambelli la stessa serenità del sorriso dell’Allegri.
Il sorriso femminile del Correggio traspare nel carattere sognatore della sua pittura. L’equilibrio reggiano tra finito ed infinito del Correggio riappare prepotente nel guardare l’orizzonte dei tre affreschi di Fontanesi. In esso il cielo e la terra si fondono in un tutto omogeneo, fatto della stessa materia. è il carattere distintivo della grande pittura reggiana.

Casa Camellini: le tre
tempere di Fontanesi
I tre affreschi a tempera del 1845-46 possono essere guardati assieme perché collocati su tre pareti, mentre la quarta parete, quella delle due grandi finestre, è libera.
I tre dipinti vanno visti assieme, comodamente seduti su di una poltrona. Da quest’ultima ci si può lasciare andare alle suggestioni che suscitano i tre affreschi, incorniciati come tre finestre su paesaggi lontani.

La prima tempera:
la Valle dell’Enza
Il primo dipinto è chiamato Valle dell’Enza. Una valletta centrale si muove tortuosa tra le pendici e i boschetti per portare lo sguardo direttamente al fondo del quadro dove appare una montagna scolpita, ma diafana e azzurra. L’azzurro è il colore della parte più alta del cielo, quello che sovrasta il primo piano del quadro, mentre lo sfondo è sempre chiaro.
La parte chiara e la parte azzurra del cielo sono collegate dalle nuvole, che si muovono in un movimento solenne, che diventa quello del cielo attorno alla terra. è la pittura dell’attimo, che vuole racchiudere il tutto come già nei quadri del Correggio. è il romanzo della vita che dà continuità allo scorrere dei giorni.
Le piccole figure umane sono intente ai fatti quotidiani come l’arrivo alla locanda o la preghiera serale dell’Ave Maria davanti ad una piccola maestà. Il cavaliere che arriva e la donna inginocchiata in preghiera esprimono l’inizio e la fine della giornata terrena ed accentuano il ritmo ciclico della vita. Così come l’albero in pieno vigore accanto al cavaliere che arriva e l’albero secco accanto alle donne in preghiera per l’Ave Maria serale. Il primo piano del quadro è scuro, come nella penombra del tramonto, ma anche degl’infuocati pomeriggi estivi.
Il sole non compare, perché dalla sua altezza sull’orizzonte si potrebbe scoprire qual è il momento del giorno. Invece esso è indefinito come il sorriso del Correggio: deve poter evocare il fluire della vita come un canto o una danza.

Continua a leggere l’articolo di Daniele Rivolti su La Libertà del 16 maggio

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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