Buon compleanno, Guareschi

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1 maggio 1908: nasce Giovanni Guareschi a Fontanelle. 1 maggio 2018: a Roncole Verdi, sempre nel Parmense, si festeggia il 110° anniversario di quel giorno. Anche Reggio Emilia è presente con i suoi rappresentanti, felici di partecipare in semplicità a un evento così vicino, e non solo geograficamente.
Si inizia con la Messa di suffragio che è celebrata in latino. Il sacerdote spiega: questa era la Messa di Giovannino, questa era la Messa di don Camillo.
L’atmosfera è tranquilla, silenziosa, quasi misteriosa, i canti accompagnano la funzione, cantati dal coro e da pochissimi; tutto questo ha un che di irreale per me che sono figlia del Concilio e fatico un po’ a pensare a Giovanni Guareschi in questo contesto, ma è il sacrificio di Cristo e la lingua poco importa.

Le autorità sono presenti, Alberto, figlio di Giovanni, siede dietro, anche dietro a noi, in disparte, come vuole essere lui, come è sempre stato: schivo e discreto, concentrato sul presente, come suo padre. Don Enrico, alla breve omelia, legge questa bella citazione di Giovannino, che è un’esortazione fiduciosa: “Completa è la mia fiducia nella Provvidenza che, per essere veramente tale, non deve mai essere vincolata da scadenze. Mai preoccuparsi del disagio di oggi, ma aver sempre l’occhio fisso nel bene finale che verrà quando sarà giusto che venga. I giorni della sofferenza non sono giorni persi: nessun istante è perso, è inutile, del tempo che Dio ci concede. Altrimenti non ce lo concederebbe”.
Nel giorno in cui festeggiamo “un compleanno” non ci sarebbe forse venuto in mente di parlare di sofferenza, ma lui lo fa, e la conclusione di questo pensiero è che tutto è nelle mani di Dio, come leggiamo.

Una breve visita al cimitero attiguo, alla tomba, e poi ci si sposta alla sede del Club dei ventitré dove saranno presentati il volume con disegni autentici di Giovanni Guareschi “Il dottor Mabuse”, e il 15° volume della serie a fumetti: Don Camillo. Alla fiera di Milano.
La sala è presto piena, mancano le sedie, lo stesso Alberto e le nipoti di Giovannino le portano, vendono libri, accolgono le persone, raccontano, sento dire: “mio nonno”.
Già, chissà come poteva essere come nonno.
Penso istintivamente alla figlia Carlotta, morta da meno di 3 anni, la sua Pasionaria. Così era soprannominata da lui stesso.
Poi passa Alberto, assorto nei suoi pensieri e si procede. La vita sempre vince, si va avanti.

Continua a leggere l’articolo di Fabiana Guerra su La Libertà del 16 maggio

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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