Tilde Manzotti, tenerezza nel Cenacolo

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Una parabola spirituale folgorante, un’amica da invocare

Un mese prima del suo anniversario di nascita, la sera di giovedì 26 aprile, il piccolo gregge degli amici della Serva di Dio Tilde Manzotti (Reggio Emilia, 28 maggio 1915 – Paterno di Pelago, 3 ottobre 1939), si raduna nella chiesa di Sant’Agostino, in città, dove questa ragazza speciale, terziaria domenicana, morta in odore di santità, si accostò per la prima volta all’Eucarestia. Lo scopo del gruppo, coordinato da Fabiana Guerra dell’Ordo virginum diocesano, è tenerne viva la presenza attraverso quella che è diventata la sua specialità, la preghiera, soprattutto di intercessione per le esigenze che continuano ad arrivare da più parti, molte legate alla vita nascente o in difficoltà. Non ci sono, per motivi di salute, il fratello Giuseppe Manzotti con la moglie Elena Cammarata, ospiti più volte in passato.
Fedele all’appuntamento, a presiedere la santa Messa, è don Alessandro Andreini della comunità di San Leolino, vicepostulatore della causa di beatificazione, per la quale si sta attendendo dalla Congregazione delle cause dei santi l’approvazione di un supplemento all’indagine condotta in diocesi di Fiesole, dopodiché potrà essere definita la Positio, ovvero la sintesi della documentazione comprovante l’esercizio eroico delle virtù.

A concelebrare sono presenti il parroco don Guido Mortari, don Daniele Casini, moderatore dell’unità pastorale “Santi Crisanto e Daria”, e don Gianfranco Rossi, già parroco a Montalto, la località ove Tilde trascorse gli ultimi periodi delle vacanze estive prima di essere risucchiata dalla tubercolosi, che la consumò per nove anni fino alla morte.
Il legame con Tilde, lentamente, cresce di anno in anno. Il giorno prima, festa della Liberazione, una comitiva di una quarantina di reggiani ha visitato la Basilica di San Domenico in Fiesole, dove sono conservati i resti della Serva di Dio, avendo come guida padre Vincenzo Caprara op.

Prima della Messa si recita il Rosario, e più di un fedele ricorda nelle intenzioni spontanee la situazione angosciosa del piccolo Alfie Evans e l’ingiustizia subita dalla sua famiglia. Poi prende avvio la celebrazione eucaristica, accompagnata dal violino di Jonathan Ruzzo, di Arezzo, rappresentate della Fuci a cui anche la nostra concittadina si era iscritta dopo che la famiglia aveva traslocato a Firenze.

Continua a leggere l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 2 maggio

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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