Non mollare mai

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Subito dopo l’eliminazione della Juventus in Champions League la prima cosa che ho pensato è stata: “hai voglia ora a spiegare ai ragazzini che se si perde non è mai colpa dell’arbitro”.

L’arbitro diventa in questo modo il più facile capro espiatorio dopo una sconfitta, addirittura ne diventa la causa e l’artefice. Ok, non si può paragonare il business che gira attorno ad un quarto di Champions con una partita di pulcini, ma il giorno dopo la partita i bambini avevano in mente una sola cosa: l’arbitro.

A questo va aggiunto il teatrino che Gianluigi Buffon, capitano della nostra nazionale, ha inscenato appena accordato il rigore al Real Madrid. Non mi va di fare sermoni gratuiti dal pulpito del divano di casa mia, ma credo che un professionista non possa perdere la testa come un amatore qualsiasi. Più che al Bernabeu, vedendo quella scena, mi sembrava di essere in uno di quei campetti sperduti in mezzo alla campagna, tipico teatro delle partite tra amatori, famose perché il più delle volte degenerano in risse con la caccia all’arbitro piuttosto che per le giocate di qualche pseudo giocatore.

Però un conto è se lo fanno gli amatori, dove la lingua è sicuramente più veloce delle gambe, e un conto è se a farlo è un campione del mondo della caratura di Buffon. Il Gigi nazionale non si è solo permesso di “aggredire” verbalmente l’arbitro ma peggio ancora ha fatto la morale al direttore di gara: ora, a proposito di morale, vorrei chiedere a Gigi cosa direbbe a quei tanti bambini che lo idolatrano, gli stessi per cui il nostro portiere pianse subito dopo la sciagurata eliminazione contro la Svezia. Vero che l’adrenalina in campo può fare brutti scherzi, ma ciò che non va perdonato ad un campione è di essersi dimenticato di essere un esempio per tutti quelli che credono e si rispecchiano in lui.

Di solito ai miei ragazzi, se si fanno buttare fuori per protesta, gli allungo io il turno di squalifica. Non bisogna mai perdere lucidità in campo. Strano che a perderla sia stato un giocatore di grandissima esperienza come lui. E se Szczęsny avesse parato il rigore!? La Juve si sarebbe ritrovata a giocare i supplementari in un giocatore in meno e senza Higuain, dato che Allegri per fare entrare il secondo portiere ha tolto l’attaccante argentino.

Chi di calcio ne mastica sa perfettamente che prima dell’errore dell’arbitro, c’è stato il clamoroso errore della difesa: nemmeno il peggior gruppo di nuoto sincronizzato sbaglierebbe movimento come la difesa juventina. Spiegare questo a dei bambini è però stato arduo… se non impossibile. 

Ma la cosa che invece mi preme sottolineare è come la Roma prima e la Juve poi hanno dato prova di come nel calcio, ma io credo anche nella vita, nulla sia mai sottinteso e scontato. Le due squadre italiane contro ogni pronostico hanno dimostrato come “non mollare mai” non sia solo un coro da curva, ma possa essere anche una filosofia vincente. Quante persone spesso partono sconfitte in partenza o peggio si rifiutano di scendere in campo e giocare la propria partita perché non credono di potercela fare.

Ancora una volta, per i più romantici, la magia di questo sport ci ha messo lo zampino perché come si suol dire la “palla è rotonda”. Io ritengo invece che lo zampino ce lo abbiano messo la convinzione, determinazione e professionalità dei giocatori in campo.

Dare il massimo e non mollare mai, mix perfetto, non di chi vince, ma di chi crede di farcela, di chi crede di poter scrivere il proprio destino. Poi alla fine sarà il verdetto del campo a dire chi è stato più o meno bravo. Il messaggio che vorrei passasse per i bambini, ma anche per i ragazzi che giocano a calcio è di continuare a credere nei propri sogni, nella propria voglia di farcela e di arrivare e perché no, nella voglia di vivere fino in fondo, anche se nel loro cammino incontreranno spesso persone “con un bidone dell’immondizia al posto del cuore” citando il numero 1 bianconero. Ma questo non li legittimerà di certo a cambiare per colpa di qualcuno. Siamo noi artefici del nostro destino.

Senza questa ambizione è inutile scendere in campo. E alla fine, dopo aver dato tutto senza risparmiarsi, l’importante è non avere rimpianti. Esistono partite più importanti di un quarto di Champions che la vita ci riserva, ma come Juve e Roma ci hanno dimostrato, non bisogna mai partire sconfitti in partenza.

Alle sconfitte si può rimediare, alla paura di giocare no.

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