Una pietra miliare di pace

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Meris: «La vita è l’ideale supremo… Arrendiamoci a Dio nel perdono»

Di seguito la nostra trascrizione, integrale, del toccante intervento pronunciato da Meris Corghi al termine dell’Eucaristia del 15 aprile a San Valentino e accolto da un lungo applauso. Le sottolineature sono redazionali. Foto e video si possono vedere su www.laliberta.info.

Buonasera. Giuseppe Corghi era mio padre, io sono Meris, Meris Corghi, e sono onorata di essere qui. Durante un percorso che mi ha trasformato profondamente nell’animo, ho sentito che c’era qualcosa che dovevo fare, ma non sapevo cosa, non sapevo praticamente nulla di questa vicenda perché io non ero nata all’epoca e dopo ero troppo piccola per capire i discorsi, ma piano piano hanno cominciato ad affiorare dei tasselli, ho cominciato a pormi delle domande e ho iniziato il cammino che mi ha portato fino a qui oggi.
Non ho quasi idea di come sia successo, so soltanto che è stato come essere guidata: sì, sono stata guidata, forse dalla presenza di mio padre nel cercare la risoluzione per poter ritrovare la pace, forse dalla luce divina che ognuno di noi porta nel cuore, forse dallo stesso beato Rolando, che desidera più di ogni altro, in questo momento storico così decisivo per il mondo, l’unione e la pace.
Ho detto, io sono solo una figlia, e la risposta che ho trovato nel cuore è stata: siamo tutti figli, figli dello stesso Padre e fratelli, ognuno con i suoi personali fardelli.
Vi chiedo con immensa umiltà di permettermi di pronunciare queste parole che mi sono state dettate dal cuore. Sono una figlia anche io, come tutti.

Ho sempre pensato a mio padre come ogni figlia dovrebbe pensare ad un padre, una forza, un pilastro, un punto di riferimento; da lui ho saputo sempre molto dell’amore e molto poco della guerra. Lui era mio padre, il mio esempio. Ad esempio, mi faceva ballare, mi faceva girare sulle punte proprio come una ballerina. Era tutto. È impegnativo per me essere qui ora.
Quello che stravolto la vita di mio padre e ha travolto la vita di Rolando è l’odio che cresce tra gli uomini e si trasforma nella guerra.
Una notte di Natale la guerra si fermò e tutti furono solo uomini, mentre dalle trincee salivano i canti di Natale; una tregua per gli uomini e uno smacco al grande separatore; una pietra miliare di pace, come quella che stiamo creando oggi.
Guardarsi nei cuori, le scelte che ogni giorno facciamo… possono portare la vita e la pace, o l’odio e la guerra.

Siamo tutti responsabili della pace di domani, a partire da ora, da ogni singolo istante.
Prenderai per mano tuo fratello, lo sosterrai, lo aiuterai a volare, o litigherai, lo giudicherai e l’abbatterai nella polvere? Nessuno tocchi Caino, quel Caino che Cristo stesso sulla croce ha salvato.
Siamo tutti fratelli e nella guerra tutti perdiamo: avete perso Rolando e s’è perduto mio padre, ma Cristo ha salvato tutti gli uomini; prima di spirare sulla croce, usò il suo ultimo fiato solo per perdonare i suoi carnefici: Padre, perdona loro, poiché non sanno.

Continua a leggere le parole di Meris Corghi La Libertà del 18 aprile

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