Nel nome del beato Rolando Rivi uno storico gesto di riconciliazione

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San Valentino: nella Messa per il 73° anniversario del martirio la figlia del partigiano ha abbracciato i parenti del seminarista ucciso a 14 anni

Un gesto commovente di riconciliazione, un simbolo dal potente valore civile e religioso, frutto del sacrificio del beato Rolando Rivi e al tempo stesso, viene da sperare, seme fecondo di una riappacificazione ancora più profonda e ampia, tanto necessaria in una terra insanguinata dagli odi furibondi della guerra e in una Chiesa che pure ha pagato un tributo di sangue altissimo: undici sacerdoti e un seminarista, il quattordicenne Rivi appunto. Il segno, eloquente, è quello del perdono chiesto e accolto e si compie nella Pieve di San Valentino, da oggi ufficialmente Santuario del beato Rolando Rivi Martire, nell’incontro semplice e negli abbracci sinceri tra i parenti del vivace Rolando  –  la sorella Rosanna, i cugini Alfonso e Sergio, la cognata Maria – e la signora Meris Corghi, la figlia di uno dei due partigiani comunisti che settantatré anni or sono strapparono la vita “in odium fidei” a quel ragazzo che si ostinava a portare la veste talare e a dire “Io sono di Gesù”. Le uniche sue parole che ci siano state tramandate, però decisive per far riconoscere a papa Francesco il martirio del giovanetto e ad avviarlo alla beatificazione lampo festeggiata nell’ottobre 2013.

Continua a leggere l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà dell’18 aprile

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