Disturbi nell’alimentazione? Pervasivi, complessi, onerosi

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La storia della medicina non è fatta solo di scoperte e di nuovi metodi ma anche dal presentarsi di sfide rappresentate da forme patologiche precedentemente assenti o non ancora classificate, come scrive Cosmacini in L’arte lunga, storia della medicina dall’antichità a oggi, Editori Laterza (2006). Le condizioni economiche, sociali e culturali influenzano grandemente le forme della patologia, determinanti di salute.
La salute mentale è una costruzione individuale che avviene nel sociale su basi genetiche. Dovrebbe ricevere le attenzioni che si riservano ai patrimoni cruciali dell’umanità; dovrebbe essere protetta e preservata come l’acqua o l’aria. Servirebbero delle politiche di produzione della salute mentale con azioni finalizzate all’ascolto (potersi esprimere, uscire dall’isolamento, gestire al meglio le proprie emozioni), all’empowerment (gestire la propria vita al meglio), al sostegno sociale (favorire gli scambi, mettersi in rete) e alla libera espressione creativa (valorizzare la persona con la piena comunicazione dei propri vissuti). Purtroppo la gestione della salute mentale è invece un terreno di conflitto e di potere.

Se l’anoressia nervosa è nota dal 1689, altri quadri clinici hanno un’insorgenza ben più recente. I processi di globalizzazione, con le enormi conseguenze socio-demografiche, etniche, produttive e finanche finanziarie, probabilmente ci metteranno di fronte a quadri clinici di disturbo alimentare che le future nosografie dovranno intercettare come ad esempio la Food Addiction. Già ora però le cose sono più complesse di quelle che si confrontavano anche pochi decenni fa. è innanzitutto il caso del binge eating disorder, la fame senza controllo, con la conseguente obesità.
L’Italia non può essere altra cosa rispetto ai grandi processi clinico-diagnostici che si nutrono di mondializzazione. I disturbi dell’alimentazione sono una delle forme al contempo più subdole, più eclatanti e più pervasive perché si legano ai temi dell’essere persona nel mondo. Forse è questa pervasività che impedisce di avere certezza sulla loro prevalenza ed incidenza.

Continua a leggere l’articolo di Umberto Nizzoli su La Libertà dell’11 aprile

 

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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