San Girolamo modello rituale

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Passione, morte e risurrezione di Cristo in architettura

Il complesso di San Girolamo a Reggio è stato conosciuto in convegni nazionali (Chiaroscuro: Polifonia architettonica nel Complesso dei SS. Girolamo e Vitale, Teatro Municipale, Reggio Emilia, 2007) e internazionali (Dalla Corte degli Este a quella di Luigi XIV: Gaspare e Carlo Vigarani, Chateau de Versailles, 2005; La stanza del sole: nel complesso seicentesco di S. Girolamo, Politecnico di Milano, 2007).
Lo studioso di liturgia Silvano Maggiani disse al convegno del 2007 che “con questa realizzazione architettonica e organizzazione dello spazio in luoghi, singolare per la vita essenzialmente di devotio o di pietas liturgica, ci troviamo ad avere un modello del modello per la pratica rituale, di valore e di interesse internazionale…”.

San Girolamo, pur essendo chiusa in tanti momenti dell’anno, appare una meta che attira tanta gente, fedeli che frequentano o fedeli che non partecipano frequentemente al culto; una chiesa chiusa durante l’anno, pensata quasi come una roccaforte con tanto di muro di cinta alto tre metri, ma in grado di parlare anche “a coloro che non conoscono Gesù Cristo o lo hanno sempre rifiutato” (Evangelii gaudium 14).
Sono stato spesso coinvolto in visite con numerose persone che mi trasmettevano il desiderio, più che di conoscenza di contenuti, di vivere una esperienza di contemplazione.

Teatro del dire «Dio»
I diversi luoghi che costituiscono San Girolamo invitano ad una ricerca interiore che coinvolge tutti ancora oggi dopo secoli di storia. Tale esperienza è vissuta percorrendo i vuoti dei vari collegamenti che fanno abitare il silenzio.
L’architetto Gaspare Vigarani, abituato a lavorare per la corte del duca estense Francesco I e perfino per il Re Sole in Francia, riesce a realizzare con il suo magistero di architetto e scenografo “un potente gioco tra buio e luce, tra tenebre e luminosità andando ben oltre una mera teatralizzazione dello spazio… oppure si potrebbe dire che S. Girolamo diventa teatro del dire Dio e dell’agire proprio della liturgia ampiamente intesa” (Silvano Maggiani).

Dall’oscurità del sepolcro alla luce dell’Anastasis
La Confraternita di San Girolamo e Vitale aveva al suo interno un gruppo di aderenti di circa una cinquantina di persone, vero e proprio spaccato sociale della città di Reggio.

Continua a leggere il testo integrale dell’articolo di Paolo Bedogni su La Libertà dell’11 aprile

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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