Madagascar, un nuovo beato

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Sarà proclamato beato il 15 aprile Lucien Botovasoa, secondo laico del Madagascar, il primo per la Chiesa sorella di Farafangana, in cui lavorano don Giovanni Ruozi, don Luca Fornaciari, don Simone Franceschini e tanti laici. Pubblichiamo l’articolo scritto da don Rufin, sacerdote di Farafangana in servizio nell’unità pastorale di Scandiano. Nella foto: la cappella costruita sul luogo dove Lucien (immagine nel riquadro) è stato decapitato.

Il maestro Lucien Botovasoa è nato verso il 1908 ad Ambohimanarivo Vohipeno, cioè a 42 km a sud di Manakara, ed era il primogenito di 9 figli. Cominciò a studiare nella scuola pubblica; poi quando la scuola cattolica della parrocchia fu aperta, Lucien vi si trasferì. Allora fu battezzato e cominciò a ricevere la comunione a 14 anni. Dopo la sua comunione, Lucien si trasferì a Ambozontany Fianarantsoa per continuare gli studi nella scuola dei Gesuiti, chiamata Scuola San Joseph. Lì si distinse come uno studente brillante, dotato nella lingua latina, francese e anche inglese. Tutti i suoi amici a scuola e in città erano molto legati a lui perché era veramente socievole, amante della musica, sportivo. Dopo i suoi studi, quando diventò maestro, tornò nella sua parrocchia d’origine e lavorava con i sacerdoti all’educazione e alla formazione dei cristiani e sopratutto dei giovani della città di Vohipeno.

A scuola, il suo insegnamento fu inseparabile da una educazione alla fede. Prima di tornare a casa, ai suoi studenti Lucien non dimenticava di leggere e spiegare la storia dei santi con un metodo piacevole, attraente, ardente, desiderabile affinché il cuore degli ascoltatori fosse toccato.
Le religiose Figlie della Carità, come suor Marie-Joseph, vedendo la sua intelligenza e la sua vita esemplare gli proposero di scegliere la vita sacerdotale, ma lui rifiutò. Il 10 ottobre 1930 si unì in matrimonio con Soazana ed ebbero 8 figli.

Oltre alla formazione dei gesuiti che aveva ricevuto a scuola, dal 1940 Lucien si interessò a san Francesco di Assisi e scoprì la regola del Terzo Ordine Francescano. I testi di questo santo divennero un punto di riferimento per i suoi studi e per la sua meditazione. Questo lo spinse a intraprendere la “sequela Crhisti” e a vestire gli abiti del Terzo Ordine Francescano l’8 dicembre 1944. Viveva la povertà evangelica, praticava il digiuno tutti i venerdì. Alle quattro di mattina, tutti i giorni, anche se pioveva, Lucien era già nella chiesa per pregare: la corona del Rosario è inseparabile da lui, per cui ha ricevuto il soprannome di “Rabepikopiko” (colui che ha dei grani di pikopiko, simili ai grani del rosario).

Leggi tutto l’articolo di Rufin Randriamanjaka su La Libertà dell’11 aprile

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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