La dignità dell’uomo? Nel Vangelo della vita

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A Salvarano l’arcivescovo Negri

“Famiglia che bellezza”. Lo stesso titolo del paginone de La Libertà datata 7 marzo, apprezzato da tanti lettori per la freschezza e la positività delle quattro testimonianze familiari presentate, è stato dato a un ciclo di incontri pubblici ospitati dall’Eremo di Salvarano e organizzati dal suo animatore spirituale, don Romano Vescovi, in collaborazione con alcuni amici.
Ad aprire la serie, il 10 marzo, è stato invitato monsignor Luigi Negri, arcivescovo emerito di Ferrara-Comacchio, che in seno alla Conferenza Episcopale Emilia-Romagna ha ricoperto l’incarico di Delegato regionale per la Dottrina della Fede e la Catechesi, per la Pastorale delle Migrazioni e per l’Ecumenismo e il Dialogo.

In questo caso il presule ha parlato soprattutto di vita e famiglia, raccogliendo fra l’altro un consiglio espresso dal presidente del Movimento per la Vita reggiano, Diego Noci, nella tavola rotonda realizzata dal nostro giornale in vista della 40a Giornata nazionale per la vita. L’auspicio, forse qualcuno lo ricorderà, era che nelle comunità cristiane si riprendesse in mano l’enciclica Evangelium Vitae, promulgata da san Giovanni Paolo II il 25 marzo 1995, un documento che – per argomenti e profondità magisteriale – si collega a sua volta alla Humanae Vitae, scritta cinquant’anni fa da Paolo VI, già beatificato e ben avviato verso la prossima canonizzazione. (clicca qui per vedere le foto)
Al centro, l’inviolabilità della vita umana, un baluardo presidiato ancora oggi e quasi sempre senza adeguati sostegni pubblici dalla famiglia, contro la quale si scatenano tante azioni avverse, accomunate dalla volontà di aggredirla per colpire il Corpo di Cristo, in questo tempo caratterizzato da “un terribile e definitivo attacco alla Chiesa e alla tradizione cattolica”.

Nella prima parte del suo intervento monsignor Negri ha passato in rassegna queste forze negative, come la violenza, che inizia spesso a dilagare cominciando dalla vita familiare, per denunciare un’antropologia individualista sempre più egemone, al punto che tanti cristiani, nella società contemporanea, appaiono come “gli sconfitti di battaglie che non combattono”.
Ebbene l’unica concezione alternativa a questa mentalità è esattamente quella cristiana, per cui l’uomo – afferma l’Evangelium Vitae – “è chiamato a una pienezza di vita che va ben oltre le dimensioni della sua esistenza terrena, poiché consiste nella partecipazione alla vita stessa di Dio”.
In altre parole “la dignità di un uomo è che è figlio di Dio”.

Continua a leggere l’articolo completo di Edoardo Tincani su La Libertà del 21 marzo

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