L’acqua, il vino: l’alleanza eterna

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Primo incontro sui «segni di Gesù»: la riflessione del pastore, l’animazione di Azione Cattolica, la sorpresa letteraria finale

Che cos’è un segno? È un avvenimento piccolo che ne contiene uno più grande. Parte da qui la meditazione che il vescovo Massimo Camisasca tiene in Cattedrale nel dopocena di venerdì 9 marzo, nella prima delle catechesi per i giovani di quest’anno, dedicate appunto a tre segni di Gesù raccontati nel vangelo di Giovanni. Niente tavolo, stavolta: al centro, con il drappo dorato di Cristo Maestro, è posto il leggio per la Parola di Dio, per il pastore è preparata una poltrona sulla destra, mentre a sinistra colpisce la presenza scenica di una giara, che servirà a raccogliere il contributo scritto dei presenti (molto numerosi).
All’ingresso, insieme a una biro, sono stati distribuiti tre piccoli sussidi: uno con i testi del Salmo iniziale e dei canti, un secondo foglietto con alcuni spunti sul brano evangelico e una facciata da riempire durante il lavoro della serata, infine un vademecum per la preghiera personale sulla Parola, su cartoncino colorato.

Dando inizio all’incontro, don Carlo Pagliari ricorda che la fascia anagrafica dei partecipanti, quella dai 19 ai 30 anni, è l’età delle scelte. E le decisioni richiedono silenzio e ascolto. Preghiera. Ecco perché in questa serie di appuntamenti sono particolarmente curati il canto e il raccoglimento. Questa sera, per aiutare la riflessione di tutti sul segno delle nozze di Cana, ci sono un coro e i volontari dell’Azione Cattolica Giovani diocesana. (clicca qui per vedere il video della serata)

Anche don Massimo, da buon pedagogo, si sofferma sull’importanza di pregare, di farlo lentamente e pesando le parole. E dopo che a cori alterni si è letto il Salmo 44 (45), che descrive le nozze tra il figlio del re e colei che per lui è stata scelta, dice di non spaventarsi se alcuni termini possono sembrare antichi o astrusi, perché solo ripetendola la preghiera salmodiata diviene familiare e introduce sempre più profondamente al dialogo che Dio tesse di continuo con noi, in suo Figlio.

Leggi il testo integrale dell’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 14 marzo

 

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