La geografia del Parlamento dopo le elezioni del 4 marzo

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Per la Terza Repubblica nata con il voto di domenica 4 marzo, il primo banco di prova sarà l’elezione dei presidenti delle nuove Camere, la cui prima seduta è fissata per il 23 marzo.
In quella occasione si vedranno concretamente all’opera le forze che sono uscite dalla prova elettorale, vincitori e vinti, e si misurerà la capacità di costruire accordi all’interno di un Parlamento completamente trasformato rispetto al precedente.

I numeri sono inequivocabili. Il Movimento 5 Stelle, con il 32,68% alla Camera e il 32,21% al Senato, è di gran lunga il primo partito. La coalizione più votata, con il 37% alla Camera e il 37,49% al Senato, è quella di centro-destra. All’interno di essa, però, gli equilibri si sono ribaltati: il primo partito è la Lega (17,37% alla Camera e 17,62% al Senato), Forza Italia si ritrova seconda (14,01% alla Camera e 14,42% al Senato), seguita a grande distanza da Fratelli d’Italia (4,35% e 4,26%), mentre Noi con l’Italia-Udc si è attestata al di sotto della soglia di sbarramento del 3% (1,30% e 1,19%).
Il Pd risulta fortemente ridimensionato. Si è fermato a quota 18,72% alla Camera e 19,12% al Senato. La coalizione di centro-sinistra ha ottenuto rispettivamente il 22,85% e il 22,99% ma nessuna delle forze alleate del Pd ha superato lo sbarramento, neanche +Europa che peraltro ha ottenuto il 2,55% e il 2,36%). Al di fuori di questi schieramenti, soltanto Liberi e Uguali, ha superato – anche se di poco – la quota necessaria per accedere al riparto proporzionale, attestandosi al 3,39% alla Camera e al 3,27% al Senato.

Continua a leggere tutto l’articolo di Stefano De Martis su La Libertà del 14 marzo

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