La fede, sale della storia

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Sandro Spreafico ci presenta il suo ultimo volume

S’intitola “Cristianesimo e intelligenza della storia” la nuova fatica letteraria del noto storico reggiano Sandro Spreafico, pubblicata dalle Edizioni San Lorenzo. Cinquecento pagine di testo nelle quali, raccogliendo interventi tenuti nell’arco di quattro decenni, dagli anni Ottanta del Novecento fino a tempi recenti, l’autore spazia tra i crocevia degli ultimi due secoli, dalla Rivoluzione francese al Risorgimento, dal cattolicesimo sociale alle sfide dello Stato totalitario, dalla Resistenza al post-Concilio.
Spreafico conferma un’ermeneutica problematica, interrogandosi in particolare su due macro-questioni: la prima è se si possa intravedere un’anima o almeno una personalità originale in una Chiesa diocesana squassata dalle sfide della contemporaneità; la seconda, espressa con le parole dell’autore, è “se la qualità della testimonianza dei protagonisti possa suffragare l’ardita tesi teologica che accorda anche a una comunità di fede locale «tutt’intera la presenza di Cristo e tutt’intera la presenza dello Spirito Santo»”.
Di capitolo in capitolo emergono, da una folla di protagonisti maggiori e minori, martiri come Giuseppe Andreoli e Pasquino Borghi, lungimiranti organizzatori come Emilio Cottafavi, Pietro Tesauri, Domenico Piani, maestri di scienza e di vita come Leone Tondelli, costruttori di fraternità e di pace come Giorgio Emilio Manenti, vescovi come Eduardo Brettoni e Gilberto Baroni, che aprono le porte dell’Istituzione a carismi autentici, famiglie religiose che sanno servire e condividere, esegeti ardimentosi della Parola come Aldo Bergamaschi e Lanfranco Lumetti.

Professor Spreafico, anche al fine di cogliere la vera statura spirituale e intellettuale di tutti questi protagonisti, come ha risolto il rapporto tra storia locale e storia nazionale?
La questione non è di poco conto. Un maestro come Gabriele De Rosa insegnava che un’autentica ‘storia locale’ deve respirare sempre entro la più vasta storia nazionale. Non è solo un problema di metodo. Storia locale e storia nazionale si illuminano reciprocamente e si compenetrano in modo indissolubile, per esempio nei capitoli dedicati alla Repubblica Cispadana; ai sacerdoti che guardano a Rosmini; al ‘cattolicesimo sociale’ guidato da monsignor Cottafavi collaboratore di Giuseppe Toniolo; alla storia dell’Azione Cattolica tra le due guerre; alla nascita della Democrazia Cristiana clandestina; alla Chiesa missionaria del vescovo Baroni; ai collaboratori, in abito cappuccino, di don Primo Mazzolari.

Con i suoi 19 capitoli, il nuovo libro attraversa delicate stagioni di storia della Chiesa. Quali tratti originali della ‘personalità’ di una comunità di fede emergono con maggiore evidenza?
È una Chiesa dotata, nei suoi sacerdoti e nei suoi laici, di antenne molto sensibili alle emergenze storiche o che dimostra, almeno, buone capacità di recupero, allorché non ha saputo esprimere una pronta e adeguata risposta alle sfide della contemporaneità. Si pensi alla portata del movimento socialista prampoliniano di fine Ottocento, che produce fenomeni di apostasia di massa e che mette alla frusta la generazione della Rerum Novarum; oppure alla faticosa conquista di una coscienza politica accompagnata da dialettiche interne al cattolicesimo organizzato, prima della Grande Guerra; alla riconquista di un’identità dinanzi alle pretese di uno stato mussoliniano, totalitario e pagano, che induce il vescovo Brettoni a parlare di “Resistenza” fin dal 1936. Se questa Chiesa fa soffrire qualche vescovo, ciò accade per eccesso di creatività e di spirito sperimentale, di attenzione alle istanze di riforma che, a partire dall’ultimo Settecento, salgono dall’interno, o di giustizia sociale, che hanno connotato, del resto, la storia complessiva della reggianità.

Leggi tutta l’intervista di Edoardo Tincani a Sandro Spreafico su La Libertà del 7 marzo

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura

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