L’importante è… dare il massimo

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L’importante è partecipare è la frase che sento più spesso ripetere dai bambini e dai loro genitori alle partite, seguita a ruota da “ma mica è la finale di Champions”, esclamazione che sistematicamente salta fuori dopo una sconfitta quando i piccoli calciatori escono in lacrime dal campo.

Da notare che sono frasi pronunciate da quegli stessi tifosi che durante le partite incitano (per usare un eufemismo) i propri figli come se davvero stessero giocando una finale… di campionato del Mondo!!!

Spero che Pierre de Coubertine, fondatore delle Olimpiadi, non me ne voglia se oso contestare il suo famoso motto sull’importanza del partecipare.

Bellissimo principio, inattaccabile, peccato che sia molto strumentalizzato per sapersi accontentare. Per carità, sono io il primo a dire che vincere non è tutto e che una sconfitta non è una tragedia, ma la scusante che sia solo importante divertirsi e prendere parte alla competizione mi sa molto di alibi per i nostri piccoli calciatori che così trovano sempre una valida giustificazione per mascherare i propri limiti.

Ultimamente ho raccolto lo sfogo di un collega che lamentava come i suoi ragazzi di 13 anni prendono il calcio come un semplice passatempo con gli amici. Dopo una sconfitta sonora li ha trovati negli spogliatoi sorridenti e canterini, a parlare di tutt’altro. Ciò che mi stupisce di più è che chi giustificava questo loro comportamento fossero i dirigenti della società. “Cosa vuoi mai, la squadra è questa, lasciali divertire e sfogare”. Della serie da questi ragazzi di più non si può pretendere, lasciamoli così. Ma allora noi allenatori, che cosa ci siamo a fare?

Alle soglie dei miei dieci anni in questo ambiente ho capito che molto ipocritamente usiamo a piacimento lo slogan di olimpico sapore.

L’importante non è partecipare, l’importante è mettercela tutta. L’importante è impegnarsi per provare a giocare a calcio. L’importante è dare il massimo delle proprie energie per se stessi e per i compagni. Tutte cose che i nostri ragazzi ritroveranno anche fuori dal campetto di calcio, quando dovranno giocare la partita più importante: non potranno limitarsi a partecipare ma dovranno darsi da fare per essere gli indiscussi protagonisti della loro vita.

Ecco che allora ai miei bimbi, dopo una sconfitta, chiedo sempre: hai dato il massimo? Ti sei impegnato? E davanti alle loro lacrime, che per me non sono sbagliate ne esagerate, ma sono naturali perché vincere piace a tutti e perdere a nessuno, provo sempre a sdrammatizzare dicendo loro che può capitare di perdere ma che l’importante è fare il proprio dovere proprio come fanno i veri campioni. il vero divertimento passa solo attraverso il grande impegno.

Ai miei giovanissimi in lacrime dopo una prestazione fantastica e una sconfitta immeritata ho fatto i complimenti, ho invitato i loro genitori a fargli un applauso per la prestazione, esortandoli a continuare a giocare cosi. Le sconfitte bruciano, le lacrime insegnano  tirar fuori orgoglio e amor proprio.

Faccio mie le parole che ho trovato su internet sbirciando qua e là mentre mi documentavo su  de Cubertin: “L’importante non è vincere, ma partecipare con spirito vincente”. Appartengono a un filosofo greco.

Di sicuro non creeremo mai calciatori, ma forgiare uomini dallo spirito vincente sarebbe un bellissimo traguardo.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

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