Un assist al domani

Stampa articolo Stampa articolo

“I ragazzi non vogliono crescere per non diventare come quelli che gli hanno distrutto il mondo.”

Questa è la frase di una ragazza  che da qualche giorno a questa parte mi gira per la testa come la pallina di un flipper. Sconvolgente!

Noi adulti abbiamo tante responsabilità verso i gli adolescenti. Il nostro compito è quello di fargli desiderare di vivere il mondo. Crescere può davvero essere bello!

Quanti ragazzi si chiudono in loro stessi o scappano nella realtà virtuale in cui tutto è a portata di mouse. Quanti quelli che ripudiano il proprio corpo, incapaci di accettarsi per ciò che sono. Ripetutamente si vedono adolescenti dall’ego smisurato o dalla facile autodistruzione. Del resto i loro esempi arrivano da quel mondo che noi adulti siamo riusciti a confezionare per bene: egocentrismo a tutto spiano, facile successo e ciò che conta è bastare a se stessi.

Come biasimarli quando davanti ad un telegiornale sentono solo notizie drammatiche o dal mattino alla sera vengono bombardati di messaggi subliminali riguardo il sesso e il divertimento facile. Non stupiamoci poi se molti adolescenti hanno un caos affettivo o se certe mattine alcuni di loro (Allievi di 14 anni) si presentano alla partita visibilmente assonnati o peggio, con un alito che solo nelle “migliori” bettole si può annusare.

La domanda che mi sono fatto è stata come posso far desiderare loro di crescere? Di amare il mondo nonostante tutto?

Ancora una volta penso che il calcio possa cogliere questa occasione. Segnare un gol può essere bello quanto aggredire il proprio futuro con fiducia e coraggio.

Anche se ritengo che culturalmente il mondo calcistico di oggi non sia ancora pronto. Tutto ruota troppo e solo attorno alla vittoria, il resto è aria fritta. In troppi parlano di educazione, crescita, rispetto ma alla fine ciò a cui tengono di più è solo vincere le partite. Troppo spesso le regole che diamo all’interno di uno spogliatoio vengono date come se leggessimo l’elenco della spesa.

 Meglio perdere una partita 6-0 o meglio perdere un ragazzo?

Il calcio di oggi ci dice meglio vincere. Poi non lamentiamoci se la nostra serie A non sforna talenti, se la nazionale non si qualifica ai mondiali e se tutto il sistema va a rotoli. Tanto abbiamo vinto la coppa del torneo Esordienti o Pulcini.. abbiamo vinto un campionato provinciale… e poi.. e poi va a finire che su 22 ragazzi solo in 2 continuano a giocare perché gli altri mentalmente non reggono la pressione.

Credo che noi allenatori siamo persone privilegiate perché abbiamo un canale preferenziale per rapportarci coi bambini e coi ragazzi. Ciò che ci unisce a loro è la passione per questo sport.

Abbiamo l’occasione per dar loro la speranza di un mondo migliore attraverso le conquiste raggiunte col sudore degli allenamenti. Abbiamo l’obbligo di far capire loro che ci sono tante soddisfazioni che li aspettano e che quella più grande non è vincere un campionato provinciale o un torneo.. ma è averlo fatto insieme ai compagni, agli amici, attraverso il lavoro di una stagione, con sacrifici e ostacoli da superare, perchè la realtà è fatta di salite e non solo di annunci social.

E se si perde? Perdere fa parte di un campionato così come fa parte della vita. Bisogna imparare ad accettare le sconfitte, che agli errori si può sempre rimediare. Si sbaglia proprio per avere la voglia e la forza di migliorare e di imparare. Ma solo noi adulti possiamo infondere loro questa fiducia. Solo noi possiamo dargli l’ardire di giocare la loro partita più importante.

I ragazzi ci guardano. Ci chiedono di essere credibili, non di vincere le partite. Ci chiedono di essere rispettati ed ascoltati e non di essere confinati ai margini perché non si sa giocare a calcio. Ma soprattutto hanno bisogno della nostra autorevolezza, perché solo noi adulti possiamo essere il faro che li guida nel loro percorso, anche se troppo spesso spegniamo la nostra luce per il nostro ego o siamo talmente presi e intenti da altro da farci avvolgere dalle nebbie della vita di tutti i giorni.

A noi chiedono di essere grandi e non di essere i loro amici.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

Pubblicato in A bordo campo Taggato con:

Lascia un commento