Gesuiti a REGGIO e formazione sociale

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Convegno sabato mattina alla sede Ifoa

In vista del convegno “Dalla formazione sociale all’etica civile. Una storia italiana, un’esperienza emiliana: la Scuola dei Gesuiti al Centro Sacro Cuore di Baragalla a Reggio Emilia”, che si tiene sabato 27 gennaio dalle 9.30 alle 13.30 presso la sede Ifoa di Reggio, in via Giglioli Valle 11, pubblichiamo un contributo di Luigi Bottazzi, autore fra l’altro di uno studio dal titolo “I Gesuiti a Reggio: uno sguardo d’insieme”, contenuto alle pagine dalla 102 alla 124 della Strenna 2016 del “Pio Istituto Artigianelli”.

Una realtà dimenticata o, comunque, poco conosciuta, quella della presenza a Reggio Emilia della Compagnia di Gesù, i cui membri (padri-sacerdoti e fratelli-collaboratori che avevano fatto i voti) provenivano dal Centro “San Fedele” di Milano, noti come editori della rivista “Aggiornamenti Sociali”. I Padri Gesuiti furono accolti provvisoriamente nei locali dell’ex-Seminario Urbano di Albinea, dal 1954 al 1958, per volontà del vescovo Beniamino Socche. Lo stabile era stato lasciato libero dalla Curia locale perché trasferirono, sacerdoti, docenti e seminaristi nel nuovo Seminario in circonvallazione alle porte della città.
Il primo nucleo dei Gesuiti si trasferì poi nella nuova “Casa” denominata Centro del Sacro Cuore, in località Baragalla. Una moderna costruzione edificata sui terreni del beneficio parrocchiale di Rivalta, su progetto dell’architetto Pierluigi Giordani, ad opera dell’impresa reggiana Pierino Benassi.

La missione che era stata affidata ai Gesuiti venuti a Reggio, per volontà dello stesso papa Pacelli ma con felici intuizioni di grandi personalità religiose e laiche del tempo (monsignor Montini, monsignor Pignedoli, Amintore Fanfani, Giuseppe Lazzati), consisteva in un ampio spettro di azioni e di iniziative su tutto il territorio emiliano (ritiri ed esercizi spirituali, scuola di formazione sociale per giovani laici e preti, conferenze e incontri di associazioni cattoliche, gruppi di preghiera e di apostolato fin nelle più lontane parrocchie di montagna eccetera). Erano proprio quei territori che vedevano una massiccia presenza del potere comunista e un’insidiosa azione formativa e culturale anti-religiosa che ammaliava la “masse” popolari, a partire dai risultati elettorali fino a dominare ogni angolo della vita sociale.

Ne viene fatta un’analisi puntuale e approfondita in un ampio contributo storico inserito nella tradizionale “Strenna” degli Artigianelli della nostra città. Un saggio che, a parere di studiosi del movimento cattolico italiano, come il professor Giorgio Campanini dell’Università di Parma, come il professor Luciano Corradini dell’Università di Brescia, o come padre Gian Paolo Salvini, direttore emerito de “La Civiltà Cattolica”, ha il pregio di essere una prima ricerca in assoluto sul tema.

In grande sintesi si può tratteggiare così la presenza dei Gesuiti nella nostra realtà locale, tenendo presente che essi avevano lasciato la città nel lontano 1859, a seguito dell’Unità d’Italia e delle prime leggi di confisca dei beni ecclesiastici.
Il 10 maggio 1956 in località Baragalla avviene la posa della prima pietra da parte di monsignor Beniamino Socche, vescovo di Reggio Emilia, dell’erigenda Casa del Sacro Cuore, a cui diede un forte impulso il primo “superiore” padre Vito Maria Lorenzi s.j. (1914 – 2004). Il 28 ottobre 1956 con una suggestiva cerimonia nella piazza del Duomo a Reggio, papa Pio XII da Roma accende via radio la lampada multicolore posta davanti alla statua del Sacro Cuore di Gesù (opera della nota scultrice Carmela Adani), poi innalzata su apposito traliccio, come simbolo di amore nella fede verso le genti emiliane ancora abbacinate dal verbo materialista e comunista.

Leggi tutto l’articolo di Luigi Bottazzi su La Libertà del 24 gennaio

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