Lettera del Vescovo ai presbiteri

Stampa articolo Stampa articolo

Carissimi fratelli nel presbiterato,

desidero che giunga a ciascuno di voi la mia vicinanza affettuosa in questo momento di sofferenza della nostra Chiesa diocesana a causa dell’abbandono del ministero sacerdotale da parte di due nostri fratelli.  Si tratta, come sempre, di percorsi molto differenti che non devono essere assolutamente accomunati come purtroppo tende a fare la stampa.

Durante questi anni ho seguito personalmente e con la massima attenzione i percorsi difficili di alcuni sacerdoti. A tutti ho voluto essere vicino, innanzitutto per ascoltarli, per comprendere le loro difficoltà, per aiutarli in un giudizio sulla loro vita presente e futura. Infine mi sono dovuto inchinare di fronte alla libertà di ciascuno, al misterioso incontro tra la libertà di Dio e la libertà dell’uomo. Sono convinto che la grazia di Dio può tutto e mi affido perciò con voi alla preghiera, non come a una potenza magica a cui chiediamo di cambiare le sorti delle storie personali, ma come un abbandono filiale nelle braccia del Padre e della Madre che non lasciano mai la Chiesa sola nelle difficoltà.

Nella mia ormai lunga vita sacerdotale, e più ancora in questi 5 anni di ministero episcopale trascorso con voi, ho imparato sempre di più a conoscere la Chiesa ed ad amarla. La Chiesa, Popolo di Dio e Corpo di Cristo, Sposa dell’Altissimo, attraversata dalla luce bellissima della gloria divina che genera le nostre virtù, è abitata anche dai nostri peccati e dalle nostre debolezze.  Dobbiamo sempre imparare a ringraziare Dio per il dono della Chiesa, pregare per la sua santità, lavorare con gioia e semplicità perché il popolo dei poveri di Cristo trovi sempre pastori gioiosi e fedeli.

Tanto più conosco la vita dei presbiteri, tanto più mi convinco dell’assoluta convenienza del celibato alla vita sacerdotale. Il celibato non è un pegno da pagare per diventare sacerdoti, è un dono dello spirito. La Chiesa sceglie tra coloro che hanno accolto questo dono i candidati al ministero sacerdotale. Rileggiamo la Sacerdotalis celibatus di Paolo VI, la Pastores dabo vobis di Giovanni Paolo II. Rendiamo grazie a Dio per questa grande grazia. Essa non è un privilegio né un merito, e non ci distacca dalla vita delle famiglie. Il celibato è un dono sponsale che ci unisce per sempre alla Chiesa come servi della sua vita.

Nel nostro seminario, ho cercato di aiutare i superiori nella formazione dei candidati e nel discernimento delle vocazioni. Compito, quest’ultimo, difficile e complesso, che esige tante competenze di ordine spirituale e anche psicologico. La maturità affettiva dei nostri seminaristi è un obiettivo primario che non possiamo assolutamente trascurare. Non si è padri senza di essa. Ringrazio gli educatori, i padri spirituali e gli insegnanti del nostro seminario per il loro lavoro tenace, intelligente e fecondo. 

Invito tutti i fedeli della nostra Chiesa a pregare per le intenzioni raccolte in questa mia lettera che desidero sia fatta conoscere, nelle forme che riterrete opportune, ai vostri parrocchiani.

 

Tutti benedico di cuore.

 

+ Massimo

Pubblicato in Articoli, Slide, Vita diocesana

Lascia un commento