In India quanta luce

Stampa articolo Stampa articolo

Intervista al vescovo Massimo di ritorno dal suo ultimo viaggio missionario

Quasi un continente a sé, l’India, che ha superato la rivale Cina in popolazione: nel 2017 sono stati contati 1 miliardo e 330 milioni di abitanti. La Chiesa cattolica è davvero un piccolo gregge, e le nostre Case della Carità sono gocce di un oceano. Eppure, è stata proprio la santa dei poveri, Madre Teresa di Calcutta, a insegnare l’importanza di ogni goccia, specie quando è spesa a fin di bene, per amore del Signore e degli ultimi che Lo incarnano.
Dopo il suo diario di viaggio, il vescovo Massimo Camisasca – che fra l’altro ha sostato in preghiera sulla tomba della santa – ha voluto regalare ai lettori de La Libertà questa intervista missionaria, in cui il bilancio spazia agli altri luoghi del pianeta in cui la nostra Diocesi si rende presente.

Bentornato don Massimo!
Anzitutto… come sta? È stato effettivamente il viaggio più faticoso che ha affrontato negli anni dell’episcopato?
No, forse dal punto di vista fisico può essere paragonato al viaggio che ho compiuto in Brasile. Dal punto di vista morale, è stato per me un viaggio pieno di luce.

Luce?
La luce delle nostre Case della carità, delle sorelle e fratelli che le abitano, e la luce di madre Teresa e della sua “Casa dei morenti”. L’India è un continente immenso, dove si parlano tante lingue, popolato da tante etnie differenti, dilacerato fra immense ricchezze ostentate e immensa miseria materiale. Ma è anche e soprattutto un forziere spirituale, un tesoro ricchissimo di grida a Dio, di domande, a cui le diverse religioni hanno cercato di dare delle risposte. È dunque un popolo profondamente religioso, ma nello stesso tempo è un popolo che, nella sua grande maggioranza, non conosce Cristo. Da qui l’urgenza della presenza dei cristiani che abitano quella terra da duemila anni e di una testimonianza della fede che, senza proselitismo, possa far conoscere l’infinita misericordia di Dio per l’uomo, di quel Dio che ha voluto farsi carne per essere accanto ad ognuno di noi, per sollevarci dall’inferno in cui viviamo e aprire la nostra vita alla luce.

Quali sensazioni e ricordi porterà a casa dalla visita in India?
Per quanto ho potuto vedere – una frazione infinitamente piccola di quel continente – porto con me i colori lussureggianti della natura, la festività raccolta dell’accoglienza, i canti tenui e felici delle nostre case e delle case di madre Teresa, assieme ai terribili volti di Calcutta, alle strade strette e immensamente popolate di questa città – dove tutto avviene all’aperto -, al fondersi dei templi indù con le campane ed i canti del muezzin. Naturalmente ciò che maggiormente porto con me sono i volti dei poveri, la loro compostezza e le domande drammatiche che affioravano sui loro volti.

Leggi l’intera intervista di Edoardo Tincani al vescovo Massimo su La Libertà del 20 gennaio

Pubblicato in Articoli, Slide, Vita diocesana

Lascia un commento