Che cosa è il calcio per me

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“Che cosa è il calcio per me” è il titolo del piccolo tema da svolgere che ho dato ai miei ragazzi prima delle vacanze di Natale. Un modo come un altro per saperne di più di loro e del loro rapporto con questo gioco.

Ma se per loro calcio è sinonimo di divertimento, passione e stare con gli amici, mi sono chiesto cosa sia per me.

Per me tutto è racchiuso nei racconti di mio padre, nei suoi aneddoti di quando giocava. Mi riferisco a quel calcio in bianco e nero, quello degli uomini prima e degli atleti poi. Vicende di spogliatoio e di campo nell’Italia del dopo guerra. Mi immagino sempre cosa volesse dire per un ragazzino di 14 anni lasciare la piccola Guastalla per approdare nella grande Milano, lontano dalla famiglia e dagli affetti del paese. Attraverso i racconti di mio padre, fatti di incontri in vent’anni di onesta carriera su e giù per l’italia, ho capito che il calcio prima di tutto è sacrificio.

Non deve essere affatto semplice per un ragazzo, oggi come a quei tempi , allenarsi tutti i giorni e studiare la sera, stanco morto dopo sedute intense di lavoro sul campo. E al mattino via di corsa alle 6 a prendere il treno per andare a scuola. All’uscita un pasto al volo “e poi si rientrava a Milanello”, pronti per scendere in campo. Eppure dalle sue parole traspare sempre grande felicità nel ricordare quei tempi non certo così semplici. La passione muove le montagne mi verrebbe da dire…

Oggi mi immagino i miei ragazzi dover fare una vita così. Impensabile! Basti pensare alle mamme che “contestano” l’orario di allenamento perché fare allenamento presto “spezza il pomeriggio” e poi i ragazzi non studiano. O penso a quei genitori che non mandano i piccoli a fare allenamento all’aperto perchè c’è troppo freddo e quindi vengono solo all’allenamento in palestra.

Tutte queste cose mi fanno pensare che il calcio sia davvero per pochi. Non bastano fisico e talento, ci vuole spirito di sacrificio, abnegazione, saper stringere i denti e spirito di adattamento… cosa che nella società odierna sembra impensabile. I ragazzi hanno tutto, non hanno più quella “fame”, quella voglia di arrivare come potava avere la generazione di mio padre quando un pallone significava davvero tutto.

Ecco cosa è il calcio per me allora, una partita chiamata vita. Problemi e ostacoli da affrontare e dribblare ogni giorno; scelte da prendere in ogni momento e in ogni istante con una squadra, la famiglia o la persona che ti sta di fianco, che può dipendere dalla tua giocata. Una partita che solo in base al senso che si è dato a tutto si sa se è stata vinta o persa.

E poi Intendo questo sport come un’occasione di crescita, perché penso che la cultura sportiva sia di aiuto alla crescita dei ragazzi come uomini e come futuri cittadini, con diritti e DOVERI verso se stessi e verso gli altri. Tornando ai temi dei miei ragazzi credo che abbiano espresso la giusta ricetta per praticare questo bellissimo sport. La passione è alla base, ma va alimentata dal divertimento. Un ragazzo che non si diverte, che non è spensierato non coltiva la sua passione, anzi, la distrugge. E l’altro altro ingrediente fondamentale è lo spirito di sacrificio, quello che fa far fatica come dicono i miei ragazzi ma che permette di centrare ogni obiettivo. Del resto questo è il segreto dei grandi campioni.

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