L’anello di Re Salomone

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Narra la leggenda che il Re Salomone avesse un anello che gli permetteva di parlare con tutti gli animali e capirne il linguaggio. Tutti possiamo avere questo “anello”, basta conoscere il linguaggio
“non verbale”, che nel caso dei nostri amici animali varia da specie a specie.
Fin da piccoli impariamo che quando un cane scodinzola è felice, mentre se a scodinzolare è il gatto esprime nervosismo; le orecchie “schiacciate” indicano paura per il cane, rabbia per il gatto e
il cavallo (in ognuno di questi casi è un segnale da non sottovalutare!).
Allo stesso modo noi mandiamo segnali che dagli animali vengono interpretati secondo un loro codice: quando ci avviciniamo ad un cane con un bel sorriso a 32 denti, non stiamo considerando
che il cane mostra i denti in segno di minaccia (potremmo quindi venire fraintesi!).
Se siamo allergici alle punture d’ape e andiamo a fare un pic-nic, meglio mettere una maglietta grigia o marrone e evitare il giallo o il rosso, se non vogliamo passare per papaveri, girasoli o altri
sgargianti fiori frequentati dagli imenotteri.
La comunicazione è alla base dei rapporti tra esseri viventi e gli errori comunicativi sono spesso la causa dei nostri problemi… in famiglia, sul lavoro, nei rapporti sociali. È stato studiato che, a parità di Quoziente Intellettivo, ha più successo nella vita chi ha una migliore capacità comunicativa
Purtroppo gli errori di comunicazione con i cani a volte finiscono nelle cronache nere; i bambini, per esempio, sono rumorosi, scoordinati, mandano segnali casuali e contraddittori, spesso
interpretati come tentativi di sottomissione (la classica “manata” sulla testa) o comunque fonte di stress per il cane. Mai lasciare bambini e cani da soli, anche se il cane non ha mai morsicato in vita sua… un “malinteso” è sempre possibile!
La comunicazione è un processo che influenza il comportamento altrui, è fatta di segnali che inducono una risposta, è una relazione frutto di un adattamento tra un organismo che comunica e
uno che riceve. Perché un segnale (sia esso chimico, visivo, tattile o acustico) trasmetta il messaggio che contiene deve essere “efficace”.
Negli animali esistono comunicazioni stereotipate; l’esempio a tutti noto è quando un gatto si avvicina ad un cane: inarca il dorso, rizza il pelo, tiene la coda dritta; gli animali ricorrono a dei rituali per stabilire dei legami, rendere nota la proprietà di un territorio, ridurre i rischi di un’aggressione. La “cerimonia” è l’antidoto all’incomprensione. Spesso un atto ritualizzato è il prodotto di una situazione di conflitto fra diversi problemi che l’animale si trova ad affrontare contemporaneamente (es. desiderio di fuggire o di aggredire, di mangiare o di scappare, ecc). Il conflitto viene risolto inserendo un comportamento estraneo al contesto: il germano reale durante le fasi di corteggiamento si pulisce le penne o finge di bere….. questo esempio mi riporta sempre alla mente un pavido Don Abbondio che, davanti ai “bravi” che gli sbarrano la strada minacciosi, finge di accomodarsi il colletto per controllare invece eventuali vie di fuga!
Da tenere sul comodino, allora, un grande classico dell’etologia: “L’anello di Re Salomone” di Konrad Lorenz. Altrettanto affascinanti e di facile lettura i libri di altri due grandi etologi: Giorgio
Celli e Danilo Mainardi.
“MIAO” disse il gatto….. “BAU” rispose il cane…. e ognuno rimase del proprio parere!!

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