Il colore dei popoli nell’Epifania in città

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La grande navata della nostra Cattedrale il 6 gennaio, per la Festa dei Popoli, si è riempita dei colori e dei suoni delle diverse comunità di stranieri presenti in diocesi. Fedeli originari delle Filippine, dell’Albania, dell’India, del Ghana, della Nigeria e dello Sri Lanka hanno animato la liturgia con i loro canti o proclamando la Parola nelle lingue della loro terra.
La processione d’ingresso si è aperta con la presentazione dei doni – portati da tre giovani dello Sri Lanka nei loro abiti tradizionali – a Gesù Bambino; in seguito il vescovo emerito Adriano Caprioli ha venerato con l’incenso e il bacio il Salvatore appena nato, mentre l’assemblea, guidata dal diacono Giuseppe Piacentini, intonava l’Adeste Fideles in diverse lingue.

Nell’omelia monsignor Caprioli ha rammentato come, in questi tempi, le nostre città e anche la nostra Reggio ricordino la Betlemme di allora, una città dove la gente, arrivata da terre lontane per diverse ragioni, si sentiva straniera: “Ma il presepio – ha continuato il vescovo Adriano – nelle chiese parrocchiali, oggi completato con l’arrivo dei magi, ha come un messaggio per noi, per la nostra città, come per ogni parrocchia della nostra Chiesa locale. E il messaggio è nell’invito ad essere una Chiesa accogliente. C’è bisogno di essere Chiesa accogliente per tutti, anche per quelli che vengono da lontano, da altri paesi e da diverse culture. Certamente non è compito della Chiesa ordinare il flusso dei nuovi migranti e, tanto meno, vigilare sulla loro posizione giuridica. Per noi sono persone umane da accogliere con i loro problemi e drammi di lavoro, di inserimento sociale, di ricongiungimenti familiari”.

Continua a leggere tutto l’articolo di Giuseppe Maria Codazzi su La Libertà del 13 gennaio

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Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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