Compiti per le vacanze

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Ed eccolo puntuale come sempre arriva il Natale e con lui il bilancio di un anno sportivo e non solo.

L’interrogativo che mi pongo è sempre quello: riesco a far amare questo gioco ai miei ragazzi? Riesco ad infondere loro la mia passione? Il mio credo?

Più continuo in questo lavoro, più mi convinco che l’ambizione di un allenatore deve coincidere con quello della squadra. E andando avanti credo che il successo di una squadra stia nell’abilità di un allenatore di saper ascoltare i propri giocatori. Inutile avere ambizioni di grandezza se non riesci a coinvolgere emotivamente i tuoi giocatori.

Come in ogni ambito, passando dal lavoro alla scuola o quello sportivo, senza tralasciare quello affettivo, come ho già detto tante volte, sono le motivazioni a muovere le persone. Ma se non sai con chi hai a che fare, se non conosci i tuoi giocatori, non saprai mai se le tue ambizioni possono coincidere con le loro. Per saperne un po’ di più dei miei Esordienti 2006, ho dato loro un compito per le vacanze: scrivere un tema.

Titolo: il gioco del calcio secondo me.

Un modo come un altro per farli sentire liberi di esprimersi e dire ciò che pensano. Di fatti ho notato che ogni volta che parlo con loro negli spogliatoi, ad ogni mia domanda serpeggia un po’ il terrore come se fosse l’interrogazione a scuola. Devo sempre precisare che la mia non è un’interrogazione e che loro devono sentirsi liberi di dire ciò che pensano: nessuno li giudica. A me piacerebbe trasmettergli una visione diversa, magari un po’ critica delle cose, ovviamente per ciò che riguarda il calcio. Del resto a calcio si gioca con la testa: piedi e fisico non bastano. Uno dei miei ragazzi, dopo una sconfitta, l’ennesima, mi ha detto che ho sbagliato le convocazioni, per via di un compagno reo di essersi divorato due gol praticamente fatti.

Riconosco l’audacia del mio difensore ad avermi mosso la critica subito a fine partita (consiglio: mai parlare o criticare un mister appena dopo il triplice fischio, soprattutto se si perde. Si rischia di prendere caterve di parolacce), ma lo ringrazio per avermi dato lo spunto per riflettere con lui e tutta la squadra su come le partite si vincono e si perdono in 9 (gli esordienti giocano a 9).

Frase fatta e scontata ma sicuramente vera, specialmente ripensando ai gol subiti. Anche questo è stato uno spunto per conoscere un mio giocatore.

Vincere ad ogni costo non è la mia ambizione. Non sono un fanatico della vittoria. Mi piace di più essere fanatico del gioco, ma senza conoscere i miei giocatori come posso pretendere di scegliere il miglior modo di giocare per metterli nelle condizioni di esaltare la loro passione!? Fortunatamente in casa mia ho sempre sentito parlare di un certo Nils Liedholm, uno che prima allenava l’uomo, poi il giocatore.

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