Camisasca: con gioia verso il Natale

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Pubblichiamo l’omelia pronunciata da monsignor Massimo Camisasca in Cattedrale a Reggio Emilia domenica 17 dicembre, Terza  di Avvento

Cari fratelli e sorelle,

celebriamo oggi la terza domenica di Avvento, la domenica gaudete. Il tempo che ci separa dalla culla di Betlemme si sta facendo sempre più breve. I raggi di quella notte gloriosa iniziano a emanare il loro bagliore e illuminano la liturgia. I paramenti di questo tempo sono viola, ma oggi sono toccati dalla luce che sprigiona da Gesù che sta per nascere e si tingono di rosa. Fratelli, siate sempre lieti (1Ts 5,16) è l’invito di san Paolo. Il profeta Isaia grida: Io gioisco pienamente nel Signore (Is 61,10). Il salmo responsoriale riprende il Magnificat, il canto per eccellenza dell’esultanza: L’anima mia magnifica il Signore e il mio spirito esulta in Dio mio salvatore (Lc 1,46-47). Attraversiamo dunque questi ultimi giorni di preparazione e pregustiamo la gioia che ci attende!

Ora alcune riflessioni sulle letture appena ascoltate. Come ho avuto modo di introdurre domenica scorsa, anche il centro di questa domenica è la figura di Giovanni Battista. Abbiamo visto che egli è colui che annuncia l’imminenza della consolazione di Israele. Egli è poi l’uomo del deserto, colui che richiama il popolo a ciò che è essenziale, alla conversione, alla libertà da tutti i beni che possono occupare le nostre attenzioni senza lasciare il posto a Cristo che viene.

Oggi, sospinti dalle letture, possiamo spingerci più avanti nella considerazione di Giovanni. Vorrei soffermarmi su poche parole: In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete (Gv 1,26). Il Battista ha iniziato la sua missione. Lo Spirito del Signore si è posato su di lui e l’ha condotto nel deserto a predicare la conversione e a battezzare con acqua (cfr. Gv 1,28). L’ora del regno è prossima. Il momento sospirato dalle profezie di Isaia è alle porte (cfr. Is 61,1). Giovanni stesso richiama il grande profeta: rendete diritta la via del Signore, come disse il profeta Isaia (Gv 1,23). Lungo il fiume Giordano si stanno consumando quei fatti che Israele attende da secoli.

Alle domande incalzanti, forse sarcastiche, dei sacerdoti e dei leviti sulla sua identità e sul suo ministero – Perché dunque tu battezzi se non sei il Cristo, né Elia, né il profeta? (Gv 1,25) – Giovanni risponde: In mezzo a voi sta uno che voi non conoscete (Gv 1,26). Il Battista usa un verbo molto importante, il verbo stare. Così egli suggerisce che il tempo è già compiuto. Colui che deve venire, è già in mezzo al popolo. Colui che si deve rivelare, sta già camminando su quella terra. L’attesa è finita. Il Cristo è già presente e può manifestarsi da un momento all’altro. Qui si svela la grandezza unica del Battista: egli non è solo un profeta. Non solo annuncia eventi futuri, ma li vive, ne partecipa, ne è testimone: egli venne come testimone per dare testimonianza alla luce (Gv 1,7). Egli vive a cavallo di due mondi: l’antica e la nuova alleanza. Tuttavia rimane misteriosamente sulla soglia del tempo nuovo. Come Mosè, è la guida del popolo verso la terra promessa. Ora che il deserto dell’umanità è stato fecondato dallo Spirito ed è sorto il germoglio tanto atteso, Giovanni, come Mosè sul monte Nebo, rimane in contemplazione di ciò che sta accadendo. Egli è pura obbedienza al comando divino. Nell’ottemperare pienamente alla missione affidatagli, il Battista ha la vera gioia. Nell’annuncio che l’ora è compiuta, trova la sua pace. Egli gode della presenza di Cristo rivelata al mondo. Quanti insegnamenti ci giungono da questo grande santo!

Vorrei concentrarmi ora sulla seconda parte dell’espressione di Giovanni: Uno che voi non conoscete. Sono parole molto lapidarie. Proprio coloro a cui il Signore aveva affidato il suo popolo perché lo custodisse, lo preparasse e lo disponesse alla venuta del Messia, non lo conoscono. Coloro che dovrebbero essere i primi a riconoscerlo, a indicarlo, a sollecitare i cuori delle persone, non lo conoscono. Certo, possiamo qui cogliere il rimprovero verso i pastori che non hanno avuto cura del loro gregge (cfr. Ez 34,1-10; Is 56,11). Possiamo però spingerci più in profondità. Dio interviene nella storia dell’uomo e nella storia di ogni uomo secondo una continuità e una discontinuità. Continuità: Cristo risponde all’attesa preparata da secoli, rappresenta il compimento dell’Alleanza eterna che era stata annunciata, delle nozze definitive tra Dio e Israele. Discontinuità: Cristo non è semplicemente un grande condottiero destinato a diventare un re leggendario, non è il più sapiente dei profeti. Egli è il Figlio di Dio, il Verbo che si fa carne, l’Onnipotente, la Parola eterna del Padre. Cristo è infinitamente “di più” rispetto a quanto il popolo potesse immaginarsi. Egli non può essere racchiuso nelle categorie ristrette con cui i farisei avevano immaginato il compiersi delle promesse di Dio. Ecco perché non lo conoscono. Giovanni non spiega a chi lo interroga come arrivare a riconoscere il Messia. L’unica via è ciò che egli indica con instancabile forza: la conversione. Per prepararci alla novità che Cristo anche quest’anno vuole portare nelle nostre esistenze dobbiamo convertirci, aprirci all’inesauribile ricchezza divina che sempre travalica le nostre aspettative, le ricolma e imprime loro un nuovo respiro. Questo vuole dirci il Battista: apriamo totalmente il nostro cuore a Cristo che viene!

 

Cari fratelli e sorelle, facciamo nostra l’esortazione di san Paolo: Non spegnete lo Spirito (1Ts 5,19). Lo Spirito è Colui che mostra ai nostri occhi la portata profetica degli eventi, Colui che rende visibile il disegno di Dio nascosto nelle vicende della storia, Colui che rivela nel grido del mondo l’attesa di Cristo Signore. Invochiamo la sua intercessione e compiamo insieme questi ultimi passi che ci conducono al Natale.

 

Così sia.

+ Massimo Camisasca

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana