Posta da don Ganapini

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In queste pagine ricordiamo i cinquant’anni della Missione diocesana in Madagascar, dopo che nelle settimane scorse abbiamo riferito delle celebrazioni svoltesi sull’Isola. Cominciamo con la lettera di Natale del decano della missione, monsignor Pietro Ganapini.

Carissimi amici – Centro Missionario, La Libertà, Rtm, Rotary Club Parma Este, Amga… e tutti senza eccezione – siamo di nuovo a Natale, e come non ricordare tanti amici che ci hanno voluto bene e ci hanno sostenuto col loro buon cuore e la loro generosità? E mi rivolgo non solo a quelli della mia Amga (= Amici di don Ganapini), ma a tutti coloro che in qualche modo ci hanno reso possibile un po’ di lavoro nel vasto campo della missione per il regno di Dio e la Civiltà dell’Amore. Sì, mi rivolgerò fra poco ai cari “Amga”, ma intanto voglio un momento trattenermi nel contesto della celebrazione del 50° anniversario dell’inizio della nostra Missione non solo in Madagascar, ma pure in Brasile, India, Rwanda, Albania… per porgere un saluto a tutti voi collaboratori fedeli e generosi. Senza di voi, noi non avremmo concluso un bel niente, lasciatemelo pur dire. E allora il ringraziamento innanzitutto, che in questa fine di anno sta ancora salendo al Signore, “Padre della Misericordia e Dio di ogni consolazione”, poi ai nostri cari vescovi (Beniamino Socche, Gilberto Baroni, Paolo Gibertini, Adriano Caprioli, Massimo Camisasca), fari che hanno illuminato il cammino e ritemprato continuamente le nostre deboli forze per andare sempre avanti nel nome di Cristo Risorto…

Ah, quanto ci sarebbe da dire! … ma è tutta la Diocesi che noi, sul campo di lavoro, vogliamo ringraziare, pur coll’umile coscienza della nostra insufficienza e pochezza. Ho detto “…noi, sul campo di lavoro…”; ma voi, sacerdoti confratelli, religiosi e religiose, che lavorate in diocesi, non siete forse ugualmente sul campo di lavoro? Anzi può essere a volte più duro che in campo di missione, lo so bene… perciò anche a voi tutti la nostra più sincera riconoscenza e solidarietà nel comune servizio per la Chiesa di Cristo! E questo pure assieme a tutti i nostri bravi laici, che in numero di circa 400 hanno dato e stanno dando testimonianza autentica di generosità e di solidarietà colla Chiesa che li ha inviati, attraverso le loro valide esperienze durante questi 50 anni di missione.
A tutti dunque il saluto, la più viva riconoscenza e il migliore Natale che si può augurare, a nome di tutti noi, anche da parte di questo povero vecchio balordo (che in malgascio si direbbe “badolàhy”) di don P.G., che (preceduto però dall’indimenticabile padre gesuita Dario Asti, specialmente per la venuta delle Case della Carità) dicono sia stato il primo tra il Clero diocesano ad aprire la porta del Madagascar (25 novembre 1961), contagiando forse poi qualcun altro (dico questo, cosciente della mia indegnità, ma con semplicità e verità).

Leggi il testo integrale della lettera di don Pietro Ganapini su La Libertà del 16 dicembre

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