In tutti un seme di bontà

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La Casa della Carità «Beata Vergine della Ghiara» riceve nella preghiera i bisognosi, in collaborazione con il Centro di ascolto della Caritas e con i vari servizi territoriali

L’accoglienza alla Casa della Carità “Beata Vergine della Ghiara” a Reggio Emilia è spontanea come il sorriso di Giuliano Ganapini, che ad ogni persona che varca la porta di casa si alza per dare il benvenuto e stringere la mano. è l’addetto all’accoglienza, premiato sul campo.
La Casa della Carità sorge accanto alla parrocchia di San Giuseppe e raccoglie la disponibilità di volontari di tutta la città.
“Questa Casa è il dono che il vescovo Gilberto Baroni volle fare al papa Giovanni Paolo II per ringraziarlo della visita pastorale alla Diocesi nel 1988”, spiega Francesca Bennati, volontaria della parrocchia di Sant’Anselmo, mentre tiene per mano Maurizio Capiluppi, ospite in carrozzina.

La Casa della Carità di via Fratelli Rosselli è dedicata al V Mistero Gaudioso e fu aperta il 21 novembre 1999. “Fu costruita con il concorso delle parrochie del Vicariato urbano – prosegue Francesca – in una prospettiva direi ‘profetica’ di comunione fra parrocchie, in tempi in cui ancora non si parlava di unità pastorali. E anche oggi le parrocchie della città si trovano a condividere tanto atttraverso il servizio prestato qui”.

Dai piccoli una nuova dignità per i fragili
Don Mario Prandi, fondatore della Congregazione Mariana delle Case della Carità, volle al centro della parrocchia le persone povere e disabili, i piccoli del Vangelo: in loro c’è il volto di Dio. In continuità con questo spirito la Casa della Carità “Beata Vergine della Ghiara” si è messa in ascolto delle “nuove povertà”, i “piccoli” di oggi.
E così, in collaborazione con la Caritas diocesana, sono arrivate famiglie in emergenza abitativa per il periodo invernale, persone uscite dal carcere, madri in difficoltà e bambini malati. In un’opera di ascolto dei bisogni del territorio e in uno scambio continuo tra ospiti e volontari.

Continua a leggere l’articolo completo di Emanuele Borghi su La Libertà del 16 dicembre

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