Donne e uomini in Cristo

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Non è bello che ’adam sia solo

All’interno del percorso della Scuola Teologica Diocesana (STD) di quest’anno sulla visione cristiana dell’uomo, proponiamo l’intervento della professoressa Sandra Pellati, docente dei corsi di Metodologia e di Didattica presso lo Studio Teologico Interdiocesano e dei corsi sul Credo e sull’uomo in Cristo presso la STD.

Per avvicinarsi all’uomo nella sua complessità non si può non contemplarlo teologicamente per tentare di cogliere lo sguardo con cui Dio lo ha amato fin dalla creazione, donandogli tutte quelle sfaccettature che ne disegnano tanto la bellezza quanto la problematicità. Tra i doni che Dio ha lasciato all’uomo per dire qualcosa di sé emerge l’esperienza dell’essere relazione che si esprime nel segno distintivo della reciprocità tra maschio e femmina, consegnataci come originaria e descritta con linguaggio altamente evocativo nei due racconti della creazione riportati dal libro della Genesi (cfr: Gen 1,26-31; 2,18-25); questi non hanno intento storiografico ma simbolico-narrativo, indicativo del significato di ciò che è avvenuto all’inizio del mondo e della storia. Tali racconti sono ben presenti a Gesù, che li richiama durante la questione postagli dai farisei sull’indissolubilità del matrimonio, riportata da Marco e da Matteo (Mc 10,2-12; Mt 19,3-12).

Qui Gesù descrive il rapporto tra il maschile e il femminile citando alcuni versetti di entrambi i passi della Genesi, in riferimento al principio, evocando così il disegno iniziale di Dio; in questo modo ci conferma che i due racconti, pur di tradizioni ed epoche diverse, se letti insieme, aprono ad una più piena comprensione dell’unica verità sull’uomo maschio-femmina nell’idea originaria di Dio.

Al principio di tutto, afferma Gesù, vi è la creazione dell’umanità come maschio e femmina, secondo quanto afferma Gen 1,27: “Dio creò l’uomo (’ adam) a sua immagine, a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò”. La nascita dell’uomo è ciò che chiude in bellezza i sei giorni della creazione, anticipando il culmine di tutta l’opera: il settimo giorno, cioè il giorno di Dio. L’uomo perciò è la creatura che sta appena prima di Dio stesso, la creatura che è quasi come lui: “l’hai fatto poco meno di Dio” dirà il salmista (Sal 8,6).

Continua a leggere tutto l’articolo di Sandra Pellati su La Libertà del 9 dicembre

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Pubblicato in Articoli, Vita diocesana