I gruppi della «Goccia di speranza» con lo stile dell’obolo della vedova

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A Ospizio un incontro guidato da don Matteo Mioni

Un incontro apertosi nel segno dell’«obolo della vedova», quello di martedì 28 novembre in parrocchia a Ospizio, con don Matteo Mioni. Di quelle due piccole, ‘insignificanti’ monetine che la povera donna senza marito di cui parla l’evangelista Luca (una persona senza prospettive e futuro, per la mentalità e la cultura del tempo e per il contesto sociale in cui vive…) ha il gran cuore di affidare al tesoro del Tempio. I suoi ultimi spiccioli, “tutto quello che aveva per vivere”, annota il brano di Vangelo. Quanta fede. E agli occhi di Gesù quel gesto non passa certo inosservato, anzi, conta moltissimo. Invitato dai rappresentanti dei vari Gruppi che aderiscono alla «Goccia di speranza» a tenere una meditazione, don Matteo è voluto partire proprio da quell’immagine per inquadrare il senso del servizio dei volontari del progetto: offrire a bambini “speciali” (disabili, o con qualche problema in più rispetto agli altri, oppure con situazioni di disagio che inevitabilmente investono e condizionano il vissuto delle famiglie) la possibilità di un pomeriggio di giochi. Che per loro evidentemente non è solo un generico ritrovarsi, ma rappresenta un’occasione preziosa di socializzazione che difficilmente troverebbero altrove. All’incontro presenziavano anche altre realtà di servizio ecclesiali, oltre ai rappresentanti delle «Gocce».

Don Mioni, Fratello della Carità che divide il ministero tra l’unità pastorale Sant’Antonio-San Luigi-Sant’Anselmo ed il carcere, ha esordito chiedendo loro di presentarsi “… condividendo, mettendo idealmente qui, in comune, uno degli ‘spiccioli’ di grazia che fanno parte del tesoro della vostra vita, qualcosa che identifichi la realtà da cui provenite, che permetta a tutti di beneficiarne e di far emergere la bellezza e ricchezza di cui siete portatori”.

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Pubblicato in Articoli, Vita diocesana

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