Giovani storie di salvezza

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Sessanta giovani della nostra diocesi hanno consegnato al vescovo Massimo, che prima della liturgia li ha accolti nella sua casa, la loro professione di fede

Sabato 25 novembre la Cattedrale si è riempita di ragazzi, educatori e adulti delle comunità della nostra Diocesi, riuniti assieme al Vescovo e a sessanta giovani che hanno consegnato la loro professione di fede. è stato un momento di preghiera e di festa intenso, profondo e gioioso insieme.
In realtà la serata è cominciata prima per i sessanta giovani, che sono stati ospitati nel suo appartamento dal vescovo Massimo, per un momento di dialogo e conoscenza e poi di cena insieme: accogliente, disponibile, contento di aprire le porte di casa e del cuore a questi giovani che hanno deciso di fare un passo importante nel loro cammino di fede. Nei loro volti, nelle parole e nei dialoghi, tra le sale e gli scaloni del vescovado c’erano quell’emozione e quella serenità, miste ad un comprensibile timore ed imbarazzo, tipiche dell’età giovanile. Ma senz’altro, questo momento di fraternità ha creato un bel clima di comunione tra i giovani e il Vescovo, compiendo un cammino precedente e preparando al meglio la celebrazione successiva in Cattedrale.

Accompagnata dal coro degli studenti e degli insegnnati dell’Istituto diocesano di Musica e Liturgia, la liturgia della professione di fede ha visto protagonisti i giovani e il loro cammino spirituale: dopo l’ascolto del vangelo di Giovanni, dove si racconta l’incontro di Gesù coi suoi primi discepoli, abbiamo ascoltato i racconti di Sara, della parrocchia di Montecchio, Alex della parrocchia di Regina Pacis in città e di Laura della parrocchia di San Martino in Rio: intensi e diversi tra loro, ci hanno fatto capire come il Signore si muova attraverso storie e passaggi differenti, sottolineando il valore dei sacerdoti, degli educatori, dei genitori e dei familiari stessi, così come quello non scontato della sofferenza e del lutto, o dell’accoglienza degli amici e delle comunità.

Continua a leggere tutto l’articolo di don Carlo Pagliari su La Libertà del 9 dicembre

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