Un calcio alla noia

Stampa articolo Stampa articolo

È di qualche giorno fa la notizia che un gruppo di ragazzi per noia ha buttato un masso giù da un cavalcavia causando un incidente mortale in autostrada. Così come è di qualche tempo fa la notizia di ragazzi che hanno dato fuoco a un barbone per gioco.  E sfogliando i giornali chi più ne ha più ne metta. Per chi come me è a stretto contatto coi giovani queste cose sono sconcertanti. E ancora una volta il calcio o meglio, lo sport, potrebbe essere quell’occasione che serve ai più giovani per non darla vinta alla noia, il vero avversario delle nuove generazioni. Me ne convinco sempre di più. I nostri ragazzi stanno diventando sempre più apatici e questo è per colpa di noi grandi che abbiamo permesso loro di diventare struzzi che mettono la testa sotto la sabbia anziché affrontare i problemi. Quante volte i miei ragazzini di  11 anni, di fronte ad una sconfitta, hanno sempre la giustificazione pronta per smarcarsi dalla responsabilità. 

Lo smartphone dal divano di casa è diventata la nuova risposta a tutto: zero fatica, zero rischi, zero pericolo.

Da osservatore privilegiato quale sono attraverso la lente del campo, mi rendo conto che i ragazzi hanno bisogno di mettere il naso all’in su per trovare gli adulti. Quanti genitori per tanti e innumerevoli motivi sono diventati amici dei propri figli. Quanti colleghi per vincere qualche partita in più fanno finta di nulla.

I ragazzi hanno bisogno di punti di riferimento in alto. Hanno l’esigenza di sentire la distanza che deve esserci tra loro e il mondo dei grandi, altrimenti se siamo sul loro stesso piano “ci mangiano in testa”. Quanta maleducazione e strafottenza esiste nei ragazzini di oggi. Quanto talento vedo buttare via perché non si ha voglia di lottare per le proprie ambizioni, per i propri ideali. Del resto il mondo li ha abituati così, ad avere tutto e subito; ad apparire belli e vincenti, senza fatica.

Il mea culpa che spesso mi faccio è quello di non riuscire a trasmettere loro, attraverso il gioco più bello del mondo, quanto la vita sia bella solo se vissuta pienamente. Mi piacerebbe fargli assaporare e scoprire quanto sia gustoso il sapore della soddisfazione arrivato dopo aver incontrato e superato ostacoli, problematiche e avversari più forti.

L’altro giorno spiegavo ai miei esordienti che per essere una vera squadra bisogna essere innanzitutto degli amici. Ho chiesto loro: “chi di voi, se vede un amico in mezzo alla strada in pericolo, è disposto a correre per  spingerlo via rischiando di essere investito?” Non ho avuto risposta.

Il calcio è un gioco che dovrebbe insegnare quanto è bello darsi e spendersi per gli altri. La soddisfazione di un BRAVO del compagno è il complimento più bello che un calciatore possa ricevere. Invece sento solo borbottare per gli errori di questo o quello. La parola altruismo latita da un pezzo dai campi da calcio dove invece impera solo la parola vincere.

Recentemente ho sentito le parole di un prete che esortava i ragazzi a non avere paura e vivere appieno la propria vita; di non lasciarsi paralizzare dalla pigrizia, rinchiudendosi nella noia, ma avere il coraggio di prendersi le proprie responsabilità per scoprire quanto la vita sia meravigliosa e quanto il loro talento possa dare tanti frutti. Non solo per loro stessi, ma anche per chi hanno attorno.

Quante volte dico ai miei ragazzi di scendere in campo, di giocare la loro partita senza paura, con voglia e coraggio. Di farlo per loro e per la squadra. Mi piacerebbe che il calcio fosse portatore sano di quei valori che non vanno più di moda solo perché non fanno notizia. La noia fa notizia.

La pazienza, la fatica, richiedono tempo per riflettere su stessi e pensare… cosa che troppo spesso i ragazzi non vogliono più fare, preferendo scagliare pietre da un cavalcavia.

Per commentare la rubrica scrivi a matteo.daolio@laliberta.info

 

Pubblicato in A bordo campo Taggato con: