Demonizzare la Riforma protestante rende forse più cattolici?

Stampa articolo Stampa articolo

Appunti a margine di una polemica

In questi giorni in Seminario si è concluso il corso della Scuola Teologica Diocesana sui 500 anni della Riforma protestante, che ha voluto fornire ai partecipanti – come diceva il sottotitolo – degli “strumenti per un confronto”, cioè alcuni elementi teologici e storici di base per entrare nel dibattito ecumenico con una conoscenza di base e con un equilibrio di fondo, che sappia prendere le distanze sia da un facile irenismo che sottovaluta le questioni problematiche, sia da una polemica sterile che ignora la complessità di eventi e prese di posizione. Per questo il corso non si è limitato alla presentazione delle istanze della Riforma (professor Ferrario della Facoltà Valdese), alla contestualizzazione della figura di Lutero (professor Zak della Pontificia Università Lateranense) e a una sintetica presentazione degli eventi (professor Zamboni), ma ha anche proposto un confronto tra le posizioni cattoliche e quelle protestanti riguardo al rapporto tra Scrittura e Tradizione (professor Panari), alla giustificazione del credente (professor Moretto) e al rapporto tra Cristo, Chiesa e Sacramenti (professor Ruina), prima di concludere con l’influenza che la Riforma ha avuto sulla modernità occidentale, a livello filosofico (professor Nicolussi) ed artistico (professor Cantoni).
La partecipazione al corso (nell’immagine, un particolare della locandina) è stata buona sia come numero – dai settanta ai cento partecipanti a seconda delle serate –, sia come interesse manifestato dagli intervenuti.

Tuttavia il 21 settembre, alla vigilia dell’inizio del corso, il sito di Radio Spada ha pubblicato un articolo polemico di Cristiano Lugli contro l’iniziativa, in nome di quella che ha definito una resistenza “cattolica, culturale, appassionata, militante” che intende opporsi alla “ambiguità conciliare”. Di conseguenza Lugli se l’è presa con la Diocesi perché “continua a occuparsi di cose che non solo non sono cattoliche, ma anzi sono palesemente e disgustosamente anti-cattoliche”, con lo stesso Vescovo perché terrebbe i piedi in due scarpe promuovendo la consacrazione della Diocesi a Maria e poi lasciando svolgere un corso su eretici che della Madonna “bestemmiano e negano il Suo essere piena di Grazia”, con la Scuola Teologica Diocesana perché ha osato promuovere “un corso (peraltro a pagamento) sul Protestantesimo e in particolare su Lutero”.
L’articolo di Lugli si concludeva quindi con la seguente invettiva: “Non resta che una sola parola, detta a malincuore e con senso di desolazione più che di rabbia verso chi non la merita: vergogna!”.

Leggi il testo integrale dell’articolo di Daniele Moretto, direttore della STD, su La Libertà del 25 novembre

Clicca qui per abbonarti a La Libertà

Pubblicato in Articoli, Vita diocesana