Kandinsky, Cage e altre arti diverse: Palazzo Magnani è intra-sensoriale

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Imperdibile la mostra dedicata a musica e spirituale nell’arte inaugurata l’11 novembre a Palazzo Magnani, a Reggio, e che resterà aperta fino al 25 febbraio.
Pensata come un viaggio intra-sensoriale per coinvolgere lo sguardo secondo tutte quelle che si presentano come le possibili declinazioni dell’arte, dalla pittura alla musica, dalla scultura alla fotografia, dal teatro al video, l’esposizione curata da Martina Mazzotta è un vero e proprio itinerario a tappe in cui lasciarsi accompagnare verso la meravigliosa scoperta di un mondo interiore – ma a tratti tangibile – che abita le zone più intime della nostra percezione.

La mostra, infatti, si srotola davanti ai nostri occhi come un labirinto guidato che, sala dopo sala, aiuta anche il visitatore meno esperto ad orientarsi in quell’universo di suoni ed immagini che si è andato tracciando, soprattutto nell’ambito della filosofia artistica tedesca, nel seno di quell’ideale di Gesamtkunstwerk (in italiano “opera d’arte totale”) che sarà poi ispiratore della poetica figurativa di Wassily Kandinsky (Mosca, 1866 – Neuilly-sur-Seine, 1944) e delle sonorità mistiche delle performance contemporanee di John Cage (Los Angeles, 1912 – New York, 1992).

Il percorso espositivo si articola in un circuito che ripropone quelle suggestioni letterarie, musicali e dell’immaginario popolare che a partire dalla seconda metà dell’Ottocento costituiranno la scintilla che accenderà il genio vitale di una delle più importanti Avanguardie di inizio Novecento. Per comprendere l’astrattismo di Kandinsky, e le proiezioni che l’artista russo ha a sua volta ispirato nella produzione mondiale successiva, è di fatto necessario poter entrare in contatto con tutto il mondo artistico da cui la sua ricerca ha attinto per divenire poi uno dei percorsi di indagine più complessi del XX secolo. Poiché, come scrive lo stesso Kandinsky, “ogni opera d’arte è figlia del suo tempo, e spesso è madre dei nostri sentimenti” (Lo spirituale nell’arte, 1910), ogni tela non può prescindere dai valori culturali della sua epoca.

Leggi il testo integrale dell’articolo di Angela Di Matteo su La Libertà del 25 novembre

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