Rossini tra bel canto e risate

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Grande evento musicale animato da Paolo Cevoli

Bentornata comicità all’Hospice di Montericco. L’aveva già importata con successo, anni fa, un maestro del teatro come don Vittorio Chiari. Ma allora si trattava di clownerie, di uno sguardo divertito sulla filosofia della vita.
La sera di domenica 12 novembre l’operazione viene ripetuta, con uguale riuscita – a giudicare dal pubblico, che stipa plaudente la chiesa della Madonna dell’Uliveto, e dal sentito ringraziamento di Annamaria Marzi, direttrice della Casa – e con un deciso innalzamento dell’asticella, dal sorriso lieve alla risata grassa. Artefice il comico romagnolo Paolo Cevoli, noto ai più per il decennio televisivo a Zelig in cui, con la complicità della spalla Claudio Bisio, ha fatto nascere amene macchiette. Ma questa non è una serata di cabaret, o quanto meno non solo; è un omaggio a Gioacchino Rossini (Pesaro, 1792 – Passy, Parigi, 1868), all’opera lirica, al bel canto. (clicca qui per vedere tutte le foto)

La parte del leone, artisticamente parlando, la fa un tris di musicisti esperti: Giovanni Mareggini, talento di casa nostra, insegnante di flauto a Reggio e Castelnovo Monti, direttore dell’Istituto diocesano di Musica e Liturgia, concertista internazionale, recentemente in Cina e Brasile; Gabriele Betti, titolare della cattedra di flauto all’Istituto Superiore di Studi Musicali “Vecchi-Tonelli” di Modena, che ha trascritto le composizioni presentate nell’occasione; Marta Cencini, docente di pianoforte presso la Scuola di Musica “Corradini” di Arezzo.
Affiatati, inappuntabili nell’esecuzione, coinvolgenti. D’altra parte è difficile, per il pubblico, non canticchiare con la mente o sottovoce le arie più famose che passa il repertorio: dall’Ouverture de “Il Barbiere di Siviglia” alla Preghiera tratta da “Il Mosè”, fino all’apoteosi popolare con la Cavatina “Largo al Factotum” ancora da “Il Barbiere di Siviglia”. Nella seconda parte spazio alle versioni rossiniane rubate dall’Opera “Guglielmo Tell”, in Duo brillante, da Jules Demersseman e Felix C. Berthelemy.

Leggi il testo integrale dell’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 25 novembre

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