Dio nessuno lo ha mai visto?

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All’interno del percorso della Scuola Teologica Diocesana (STD) di quest’anno sulla visione cristiana dell’uomo, proponiamo l’intervento di don Gianfranco Panari, docente di Teologia della rivelazione, che illustrerà come l’uomo voglia da sempre dare un volto a quel Dio che percepisce vicino e al tempo stesso lontano. Seguirà un breve intervento che rileggerà tale ricerca alla luce di Cristo.

Penso sia facile per tutti ricordare l’affresco della creazione di Adamo che si trova nella volta della Cappella Sistina e soprattutto il particolare delle mani di Adamo e di Dio che si avvicinano senza toccarsi con gli indici tesi, quello di Dio fermo e quello di Adamo ancora incerto. Può essere l’immagine che, al di là dell’intenzione di Michelangelo (che voleva rappresentare la creazione di Adamo), può tratteggiare la caratteristica più specifica della realtà umana: la tensione verso l’infinito, l’assoluto, Dio.
Dell’immagine di partenza voglio però sottolineare il particolare forse più sorprendente: gli indici non si toccano. Forse lo stesso Michelangelo voleva significare con questo una sorta di distanza e irraggiungibilità.

Tra gli sviluppi più o meno seri di questa immagine troviamo invece la locandina del film E.T. in cui le dita si toccano provocando una scintilla. Ma questo non si trova nel disegno originale e, dobbiamo aggiungere, in ogni ricerca di Dio fatta dal pensiero e spiritualità umani.
La stanca o appassionata ricerca del senso, dell’assoluto, di Dio si mostra invece secondo i tratti di una ricerca fatta con mano incerta, “come a tentoni, benché Dio non sia lontano. In Lui infatti viviamo, ci muoviamo ed esistiamo” (Atti 17,27-28). A tentoni, come fanno i ciechi, si cerca di protendere le mani, il pensiero, il desiderio verso quello spazio vuoto che noi vogliamo sia riempito, colmato, completato perché non rimanga interrotto.

Leggi il testo completo dell’articolo di Gianfranco Panari su La Libertà del 18 novembre

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Pubblicato in Articoli, Vita diocesana