Le Fiabe di Isabelle

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Biancaneve

C’era una volta una bellissima regina che sognava di avere una bambina. Una volta, nel cuor dell’inverno, mentre i fiocchi di neve cadevano dal cielo come piume, la regina cuciva, seduta accanto alla finestra dalla cornice di ebano. Cucendo e alzando gli occhi per guardar la neve, si punse un dito, e caddero nella neve tre gocce di sangue. Il rosso era così bello su quel candore, ch’ella pensò: “Vorrei tanto avere una bambina bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come il legno d’ebano di questa finestra!”. Poco tempo dopo diede alla luce una figlioletta bianca come la neve, rossa come il sangue e dai capelli neri come l’ebano; e la chiamarono Biancaneve. Quando nacque, purtroppo, la regina morì.

Dopo un anno il re prese un’altra moglie: era bellissima, ma allo stesso tempo superba e vanitosa, e non sopportava che qualcuno la superasse in bellezza. Si diceva che possedesse un antico specchio magico e che ogni sera, mentre vi si specchiava, dicesse: “Specchio specchio delle mie brame… dimmi, chi è la più bella del reame? Dimmi, su, parla: nel regno, chi è la più bella?”. E lo specchio rispondeva: “Nel regno, Maestà, tu sei quella”. E la regina era felice perché sapeva che lo specchio diceva sempre la verità. Ma intanto… più Biancaneve cresceva, più diventava bella e già a sedici anni era bella come una stella e ancor più bella della regina. E così, un giorno, la regina chiese: “Specchio specchio delle mie brame… dimmi, chi è la più bella del reame?”. Quello rispose: “Regina, la più bella qui sei tu, ma Biancaneve lo è molto ma molto di più”. La regina impallidì e diventò verde d’invidia.

Da quel momento la vista di Biancaneve la sconvolse, tanto ella odiava la ragazzina. E invidia e superbia crebbero come le male erbe, così che ella non ebbe più pace, né giorno né notte. Allora chiamò un cacciatore e disse: “Porta la bambina nel bosco, non voglio vederla mai più. Uccidila nel bosco e portami il suo cuore come prova”. Il cacciatore obbedì e condusse la bimba lontano; ma quando mosse il coltello per trafiggere il suo cuore innocente, ella si mise a piangere e disse: “Ah, caro cacciatore, lasciami vivere! Correrò verso la foresta selvaggia e non tornerò mai più”. Ed era tanto bella che il cacciatore disse, impietosito: “Va’ pure, povera bambina”. E siccome proprio allora arrivò un cinghialetto, gli prese il cuore e lo portò alla regina come prova.

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Pubblicato in Articoli, Società & Cultura