Antonia Pozzi, liriche dal dramma

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Franco Camisasca ha presentato la figura della poetessa milanese, appassionata di montagna e di fotografia, vissuta soltanto 26 anni

Al Sacro Cuore, nell’uggioso pomeriggio di domenica 5 novembre, gli spiriti si elevano ascoltando le suggestioni di Antonia Pozzi, poetessa semisconosciuta del Novecento, ma anche “maestra” nell’arte della fotografia. Il merito va alla voce di Clizia Riva, che declama alcuni componimenti, alle animatrici della Libera Università Popolare “Aperta…Mente”, Silvana Aleotti e Mariagrazia Medici, che promuovono l’iniziativa, e principalmente al relatore, il professor Franco Camisasca, che si presenta a Reggio accompagnato dalla moglie. Il fratello gemello del nostro Vescovo, laureato all’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, insegnante di materie letterarie negli istituti superiori, è autore di libri di testo e formatore; negli ultimi anni, oltre a insegnare, si occupa dei rapporti tra Istruzione e Formazione professionale e collabora stabilmente come ricercatore ai progetti di “Diesse” Lombardia.

L’ospite guida dunque il pubblico alla scoperta di questa donna straordinaria (Milano, 1912-1938), una vita recisa nel fiore degli anni perché, come sintetizza, “non ha trovato l’affetto sufficiente alla sua sensibilità”. Trecento le poesie di Antonia Pozzi che amici e cultori sono riusciti a ricostruire e a raccogliere, nel 2015, in quella che può ormai considerarsi l’edizione definitiva delle sue produzioni letterarie. Anche Camisasca legge dei testi, alcuni dai diari scritti da Antonia adolescente, evidenziando i prodromi di una finezza che presto si tradurrà anche in versi.
È sorprendente come già a 13 anni questa ragazza, poche pagine dopo avere descritto con mirabile ricchezza espressiva una serata trascorsa alla Scala a inebriarsi della musica di Puccini orchestrata da Toscanini, appuntasse: “Ho vissuto questa vita intensamente… sono contenta di essere io… non so se in avvenire potrò essere ancora così…”. Squarci che, spiega il docente, rivelano nel contempo una radice inestirpabile di tristezza e una grandezza d’animo non comune.

In altri interventi l’oratore commenta le liriche della poetessa, capace di vedere un’ultra-realtà e di fantasticare in modo sublime, con echi che, a detta di diversi critici, rimandano a Sergio Corazzini, Pietro Pancrazi e Eugenio Montale.
Ma, come accade per tutti i mortali, non si potrebbe spiegare ciò che Antonia Pozzi ha saputo esprimere senza entrare nella sua biografia, che Franco Camisasca racconta a pezzi, man mano che progredisce la cronologia delle opere citate.

Leggi il testo integrale dell’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 18 novembre

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Pubblicato in Articoli, Società & Cultura