Lupus et agnus

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Nella famosa favola Fedro vuole rappresentare l’ingiustizia di chi, con falsi pretesti, opprime un innocente.

Ma qual è l’ingiustizia? L’agnello sbranato o la pancia vuota del lupo?

Con gli animali, si sa, vige l’etica della simpatia: il nostro coinvolgimento empatico può portarci a tifare affinché la gazzella si metta in salvo o il leone possa finalmente mettere un pasto sotto i denti.

E’ di questi giorni la notizia dell’ennesima strage da parte di un branco di lupi, avvenuta a Fogliano alle prime porte della città, ai danni di un gruppo di caprette di un’azienda agricola. Il clamore dell’evento ci porta quindi al tema cardine dell’incolumità pubblica. Il lupo mette in atto un comportamento assolutamente naturale, ma è chiaro che al limite del bosco, dove si incontrano natura e attività umane, entriamo nel delicato campo del rapporto uomo-animale-ambiente.

La gestione del conflitto passa necessariamente attraverso l’informazione!!

In un interessante articolo, il responsabile CISCAL (Centro Italiano Selezione Cani Anti Lupo) Ezio Maria Romano spiega quanto sia importante  studiare i “segreti” di questo famigerato predatore che da alcuni anni è tornato a vivere sulle nostre montagne. Negli USA il principale obiettivo degli studi è la reintroduzione del lupo dove risulta estinto, per i benefici che può offrire all’intero ecosistema.

La diminuzione del numero di lupi ha come conseguenza un aumento di cinghiali, sciacalli e volpi che, oltre a danneggiare le coltivazioni, annientano varie qualità di uccelli e piccoli roditori; i cervi e altri ungulati si sono popolati così massicciamente da consumare quantità incalcolabili di salici e betulle, provocando una drastica diminuzione di castori che creano un habitat ideale per varie specie di pesci e piccoli anfibi utili alla biodiversità.

Il lupo è quindi provvidenziale per un armonioso equilibrio di tutto l’ambiente naturale.

Secondo il Dott. Romano convivere con la presenza del lupo è possibile, anche per gli allevatori di bestiame, ricorrendo ad alcune strategie di sicurezza, come l’adozione di cani guardiani (appositamente selezionati).

La nostra realtà italiana, intensamente urbanizzata, favorisce la predazione di greggi e mandrie, perché la limitazione delle aree in cui il lupo è costretto a muoversi non gli consente di organizzarsi in branchi di grande entità, idonei a cacciare gli ungulati selvatici. La predazione di bestiame domestico risulta più comoda e meno rischiosa.

Il lupo è oggetto da sempre di un rapporto ambivalente di ammirazione/odio da parte dell’uomo. Come in qualsiasi campo, più aumentiamo le nostre conoscenze meglio gestiamo le nostre paure.

Io, come veterinario e mamma di due “lupetti” (scout), non posso che simpatizzare!

Per commentare la rubrica scrivi a valeria.manfredini@laliberta.info

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