Se questo è calcio

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Parafrasando il titolo del libro di Primo Levi “Se questo è un uomo” in cui l’autore racconta l’orrore della detenzione nel lager nazista di  Monowitz, mi chiedo se quello di questi giorni si può definire calcio dopo l’oltraggio alla memoria di Anna Frank.

Cosa c’entra Anna Frank, deportata ebrea nel campo di campo di concentramento di Bergen-Belsen dove trovò la morte, con il gioco del calcio?

Già da parecchio tempo mi chiedo cosa c’entrino le curve degli stadi con il gioco del calcio. Mi è sempre stato risposto che nella curva batte il cuore della passione. Cche il vero tifoso sta lì, ad incitare la propria squadra. I tifosi cantano “faremo chilometri, supereremo gli  ostacoli, solo per te”, dichiarazione d’amore che ogni domenica si ode allo stadio.

E in tutto questo non saprei proprio spiegarmi cosa possa c’entrare ledere la dignità della persona, calpestare la memoria di chi ha subito le più atroci e umilianti barbarie che un uomo possa commettere.

Mi fanno un’infinita tristezza quei diciottenni che allo stadio sgranano il rosario al contrario bestemmiando e vomitando parole di cui spesso non sanno né il senso né il significato, accecati solo dalla voglia di sentirsi qualcuno. Basterebbe chiedere loro chi è Anna Frank per farli sentire qualcuno.. degli ignoranti!

Ma se un ragazzo è così, è dietro a lui che bisogna andare a scavare: quanti padri di famiglia si trasformano in ultras sfegatati  che sembrano perdere il lume della ragione per una partita di calcio. Ripeto… per una partita di calcio.

“I giocatori ci hanno mancato di rispetto”, si sente dire talvolta. “La squadra ha incontrato la curva”, si legge spesso quando le cose in classifica non vanno. Il gioco del calcio è ostaggio di frange ignoranti che approfittano di un evento per andare a sbandierare le loro idee malsane insieme ad altri quattro sfigati. Con quale diritto questi personaggi possono chiedere confronti con i calciatori?! Perdere una partita, è una mancanza di rispetto, verso chi, mi chiedo io!

Foto da Gazzetta dello Sport

Se poi a questi pseudo tifosi aggiungiamo pseudo dirigenti “illuminati” (vedi Lotito), mi convinco che il sistema calcio in Italia non si cambierà mai.

Non esiste più il rispetto per le persone. Andate a vedere una partita di Prima Categoria, se volete rifarvi le orecchie in un tripudio di armonie da insulto. Avrei voluto registrare le frasi dei genitori “avversari” nell’ultima partita di campionato: in quanti si riempiono la bocca di belle parole per poi trasformarsi in capi ultrà. Forse il numero 7 avversario avrebbe evitato di iniziare la caccia all’uomo se da fuori suo padre gli avesse gridato di rispettare l’avversario o se il suo allenatore lo avesse sostituito.

Siamo in un mondo in cui rispettare i vivi sembra una cosa patetica, figuriamoci se lo è rispettare i morti.

Allora ancora di più il mio ruolo non è solo quello di allenatore, ma di educatore, portatore sano del primo principio di cui il calcio spesso si arroga il diritto di trasmettere: il rispetto. Ma che ahimè sempre più spesso rimane una voce nell’aridità del deserto di chi vuole solo vincere, in qualsiasi modo.

Concludo con due citazioni che forse dovrebbero far riflettere di più su cosa è la vita e sul valore ininfluente che una partita di calcio può avere.

Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no. 

PRIMO LEVI

Vedo il mondo mutarsi lentamente in un deserto, odo sempre più forte l’avvicinarsi del rombo che ucciderà anche noi, partecipo al dolore di milioni di uomini, eppure, quando guardo il cielo, penso che tutto volgerà nuovamente al bene, che anche questa spietata durezza cesserà, che ritorneranno l’ordine, la pace e la serenità.

ANNA FRANK

A buon intenditor, poche parole.

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