Guastalla: il «Magnificat» di Bach per la festa di san Carlo Borromeo

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Da La Libertà del 4 novembre

Il programma con il quale il Coro “Livia d’Arco” di Mantova e i “Musici di Parma” si presentano venerdì 3 novembre (ore 21, ingresso libero) nel Duomo di Guastalla sarà nientemeno che il Magnificat di J. S. Bach. Concerto in occasione di san Carlo Borromeo che consacrò il Duomo di Guastalla nel 1575.
Composto nel 1723 per i Vespri di Natale, il Magnificat in re maggiore BWV 243 è una cantata sacra per orchestra, coro a cinque voci e cinque solisti. Insieme alla Messa in si minore, costituisce una delle due principali composizioni in lingua latina di Bach. L’esecuzione di quest’opera di straordinaria forza espressiva, caratterizzata da esaltanti pieni corali enfatizzati da timpani, archi, trombe barocche e dall’organo obbligato, richiede un ensemble particolarmente nutrito, tale da occupare una parte considerevole della navata della cattedrale. Gli artisti impegnati saranno infatti una settantina.

La cantata è divisa in dodici parti raggruppate in tre movimenti, ciascuno dei quali inizia con un’aria ed è completato dal coro, al quale l’incalzante tempo di 58 impulsi al minuto della partitura impone una notevole agilità vocale. L’esecuzione integrale del Magnificat dura circa trenta minuti.
Tra le curiosità aneddotiche che circondano questa composizione vi è una lettera in cui lo stesso Bach lamentava di non potere fare di meglio a causa della mediocrità (a suo dire) dei coristi dei quali disponeva, conseguenza della spiccata inclinazione del prevosto alla tirchieria. Che a sua volta, scrivendo al suo vescovo, si scusava “per lo scarso talento” del compositore e maestro di cappella.

“Ogni volta che apriamo lo spartito ci domandiamo come facessero, tre secoli fa, a eseguire un’opera così complessa senza gli strumenti di cui oggi disponiamo, a partire dalle cose più comuni come un metronomo elettronico…”: il maestro Roberto Fabiano, cinquantacinque anni, docente presso il Conservatorio di Adria e flautista di fama internazionale, si è esibito nei più prestigiosi teatri del mondo, tra cui la “Sala dei Diecimila” di Pechino. I suoi coristi nutrono per lui una sorta di venerazione e non mancano mai alle sue prove, che si svolgono per tutto l’arco dell’anno e che talvolta impongono sacrifici che solo la vera passione consente di superare.
Un altro celebre brano bachiano, che il pubblico riconoscerà per essere stato adottato come colonna sonora in noti spot pubblicitari, è il Concerto per due violini, archi e basso continuo in re minore (BWV 1043), considerato uno dei migliori lavori del tardo barocco. Il concerto è caratterizzato dal sottile ma espressivo dialogo tra i 2 violini lungo tutta la durata del pezzo, nel quale Bach impiega l’imitazione propria della fuga e fa ampio uso di scrittura contrappuntistica.

Alla voce della soprano clavicembalista Antonella Antonioli, a sua volta direttore artistico del “Livia d’Arco” e apprezzatissima docente di pianoforte e di tecnica vocale, è affidata l’interpretazione di un altro stupendo capolavoro della letteratura musicale dell’epoca: “Eternal source of light divine” per voce solista, tromba solista e archi, tratta dalla “Ode per il compleanno della regina Anna” di Händel. Anche qui, l’aneddotica che circonda il brano è curiosa e sorprendente. Il brano, oltre a essere stato composto in omaggio alla sovrana d’Inghilterra, celebrava il trattato che poneva fine alla guerra di successione spagnola. Pare che la regina, presa dalle occupazioni di stato fosse… “troppo distratta o troppo occupata per ascoltare la sua ‘band’ e che non avesse pensato di sentire e pagare nuovi suonatori, per quanto grande fosse il loro genio e la loro abilità”. Tuttavia, anche se non sentì mai questa straordinaria ode in suo onore – all’epoca non c’era il grammofono – la sovrana concesse ad Händel una ‘pensione’ di duecento sterline l’anno, per tutta la vita.
Quello di Guastalla si annuncia dunque come un concerto di alto profilo artistico e di grandi emozioni.

“Questa volta il nostro direttore ha davvero alzato parecchio l’asticella”, confida Antonio Bellini, barba bianca alla Giuseppe Verdi e voce basso del “Livia d’Arco”. Antonio abita a Guidizzolo, in provincia di Mantova, e tutti i giovedì sera, per partecipare alle lezioni, tra andata e ritorno macina 60 chilometri in bicicletta. Con qualsiasi tempo. I coristi ricordano ancora quando si presentò, sempre in bicicletta, a una rassegna corale all’Arena di Verona e di quella volta che a cavallo del suo destriero a pedali raggiunse Parma con una spanna di neve per terra. La luna rischiarava la notte e c’erano cinque gradi sotto zero…

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