Profezia drammaticamente attuale

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Lunedì 30 ottobre, alle 17.30, l’incontro nel teatro di Sant’Agostino promosso dall’Ucid insieme a varie altre sigle e al Vicariato Urbano

Squilibri, migrazioni, solidarietà: il beato Paolo VI aveva “visto” tutto. Aveva guardato lontano
Era il 26 marzo 1967, domenica di Pasqua.
Era terminato il Vaticano II, che nelle sue sessioni aveva affrontato anche i nodi della vita economica, sociale e politica, lo spettro della corsa agli armamenti, la prospettiva dell’edificazione di una comunità internazionale.
Paolo VI sorprese il mondo con l’annuncio di una Lettera Enciclica, Populorum progressio, incentrata sullo sviluppo solidale dei popoli il cui pensiero di fondo era la Costituzione pastorale conciliare Gaudium et spes.

Ecco l’attacco: “Lo sviluppo dei popoli, in modo particolare di quelli che lottano per liberarsi dal giogo della fame, della miseria, delle malattie endemiche, dell’ignoranza; che cercano una partecipazione più larga ai frutti della civiltà, una più attiva valorizzazione delle loro qualità umane; che si muovono con decisione verso la meta di un loro pieno rigoglio, è oggetto di attenta osservazione da parte della chiesa. All’indomani del Concilio Ecumenico Vaticano II, una rinnovata presa di coscienza delle esigenze del messaggio evangelico le impone di mettersi al servizio degli uomini, onde aiutarli a cogliere tutte le dimensioni di tale grave problema e convincerli dell’urgenza di una azione solidale in questa svolta della storia dell’umanità”.

Il clima, a quell’epoca, era di guerra fredda, e lo stereotipo a cui i potenti erano affezionati era quello del Pontefice “alleato” dell’Occidente. Per cui Montini, mostrando che la vera cortina di ferro non era tanto quella che divideva Est e Ovest, ma semmai quella che andava sempre più evidenziandosi fra Nord e Sul del pianeta, tra i “popoli dell’opulenza” e i “popoli della fame”, avanzò un’osservazione tanto semplice quanto coraggiosa.
Chiara la finalità dell’Enciclica: suscitare un’azione concertata per lo sviluppo integrale dell’uomo e lo sviluppo solidale dell’umanità.
E il concetto chiave è racchiuso in quell’aggettivo, integrale: lo sviluppo non è soltanto un fatto di Pil e di crescita economica.
Per essere autentico deve promuovere ogni uomo e tutto l’uomo.

Continua a leggere tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 28 ottobre

PROGRAMMA

Attualità di una profezia: i 50 anni della «Populorum Progressio»

Lunedì 30 ottobre, ore 17.30
Teatro Sant’Agostino, via Reverberi 3, Reggio

Introduce
Luigi Grasselli
presidente Ucid

Coordina
Edoardo Tincani
direttore «La Libertà»

Intervengono
Massimo Camisasca
vescovo di Reggio Emilia-Guastalla
Stefano Zamagni
Università di Bologna

 

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