Rete e telefonini, equilibrio cercasi

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Conversando intorno al libro «Metti via quel cellulare»

Due appuntamenti, due pienoni. Aldo Cazzullo, scrittore prolifico e loquacissimo oratore, è ormai di casa dalle nostre parti, dove torna giovedì 12 ottobre per incontrare il pubblico, prima alla Libreria All’Arco, in centro a Reggio, poi in parrocchia a Bagnolo. Accompagnato in entrambe le occasioni dal vescovo Massimo Camisasca, suo amico e professo estimatore.
Riferiamo qui per ovvi motivi solo della serata bagnolese e della squisita accoglienza preparata dal parroco don Guerrino Franzoni, con la collaborazione dei coniugi Elena e Giulio Aldini e la regia del Circolo culturale “Giovanni Paolo II”, organizzatore dell’evento, che attraverso la voce dei suoi animatori Tommaso Gallingani e Gianluca Paoli offre al fitto uditorio quattro assaggi dell’ultima creatura letteraria di Cazzullo, “Metti via quel cellulare” (Mondadori, 200 pagine, 17 euro).

La particolarità di quest’opera è che il noto editorialista del Corriere della Sera, che sul quotidiano cura anche la pagina delle Lettere, si è fatto aiutare da altre quattro mani, più avvezze a fare “tap” sullo smartphone che a battere sulla tastiera del personal computer. I coautori sono i suoi figli: Francesco, ventenne, iscritto a Scienze politiche all’università Luiss di Roma, e Rossana, 17, che nella capitale frequenta l’ultimo anno del liceo classico “Tasso”. Sono loro, naturalmente, a difendere le potenzialità buone di telefonini e tablet, che saranno anche delle protesi umane ma a loro dire aiutano a sviluppare l’immaginazione, l’amore per la libertà e la democrazia e finanche le relazioni, che magari nascono sì virtuali, ma poi si trapiantano “irl”, un’altra fastidiosa sigla inglese per dire nella vita vera, in real life.

Se non altro, l’incontro personale che ha luogo a Bagnolo permette, molto meglio degli scambi virtuali su WhatsApp, di affrontare con una certa levità un tema, la rivoluzione digitale, che invece presenta risvolti piuttosto drammatici. Quelli di una battaglia globale che, secondo la visione disincantata di Cazzullo, si combatte tra ignoranza e cultura e tra libertà e dittatura, nell’inconsapevolezza dei più e sotto i sembianti di aggeggi sempre più “smart” e che servono ormai per tutto meno che per telefonare. Oggetti che, dal momento in cui affidiamo loro i nostri archivi personali, tra dati, immagini e segreti, si trasformano in nostri padroni. Per dirla con il fulminante Altan: “È record, ogni cellulare possiede un italiano”.

Continua a leggere l’articolo completo di Edoardo Tincani su La Libertà del 21 ottobre

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