Achille Ascani nelle periferie umane

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Sabato 21 ottobre alle 18.30 nelle Scuderie di Palazzo Ducale l’inaugurazione della mostra «Consolazioni», «site-specific» del fotografo che vive a Carpineti

L’inglese imperversa sempre e, a proposito della nuova mostra fotografica che la montagna reggiana si appresta a svelare, parla di “site-specific”: tradotto alla lettera il termine vuole dire “specifico di un sito”, e nell’ambito dell’arte e della creatività contemporanee indica un intervento pensato per inserirsi in un preciso luogo. Nel nostro caso, significa che il fotografo Achille Ascani, classe 1969, nativo di Parma ma residente a Carpineti, dove lavora, ha immaginato questa esposizione esattamente lì dove fino al 12 novembre la potrete ammirare, ovvero nelle Scuderie di Palazzo Ducale a Castelnovo Monti, in via Roma 12/b.
L’inaugurazione è sabato 21 ottobre alle 18.30, dopodiché l’installazione si potrà visitare tutti i giorni dalle 11 alle 13 e dalle 17 alle 20.

Questa personale, che nello scorso mese di ottobre è stata ospitata dal Museo dei Cappuccini di Reggio, ha un titolo che potrebbe trarre in inganno: “Consolazioni” non ci mostra la bellezza di una famiglia che si raccoglie a sera sfinita ma serena, o la testimonianza di chi lascia questo mondo in pace con Dio e con i fratelli. Ci porta invece a vedere le periferie, fisiche ed esistenziali, dove si annida il disagio sociale, espresso in particolare nelle forme delle ludopatie e delle dipendenze.
Ad accompagnare le fotografie di Ascani, a mo’ di catalogo, le Edizioni ABao AQu – per la realizzazione dello scrittore Emanuele Ferrari, che a Castelnovo Monti è vicesindaco – hanno stampato un quaderno, del formato di quelli che si usano a scuola.

Proprio Ferrari firma i testi che si intercalano alle foto. Un assaggio? “L’altro giorno ho incontrato un uomo. In una mano teneva una tazzina di caffè che si portava alla bocca con calma. Nell’altra una sigaretta accesa. Era seduto a un tavolino all’aperto e di fronte a lui c’era un posacenere pieno di mozziconi. Alternava un sorso di caffè con un tiro di sigaretta. Da lontano si poteva vedere un filo di fumo uscire prima dalle sue mani, poi dalla sua bocca. Quel filo di fumo sembrava fossero anche tutte le parole di cui era capace, tutte le parole che alla fine diventavano mozziconi spenti, nel silenzio senza luogo del posacenere, su quel tavolino di un bar all’aperto, al margine della prossima notte”.

Leggi tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 21 ottobre

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