Senso del gol

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Il senso del gol in gergo, è quella qualità innata che un giocatore ha di fare gol in ogni momento e in qualunque modo. Di solito chi ha questa dote è un rapace d’area, quello che si avventa su ogni pallone che transita nei 16 metri trasformandolo in oro. E non bisogna essere i più dotati tecnicamente per avere questa peculiarità, ma basta possedere il cosiddetto “fiuto del gol”. Ma per la maggioranza dei giocatori, segnare rimane la cosa più difficile da fare. Il tiro in porta è il gesto tecnico più difficile da eseguire: postura del corpo, appoggio del piede, slancio della gamba, come e dove colpire la palla, tutte cose da decidere e compiere in una frazione di secondo. Esistono tanti modi di fare gol: di piede, di testa, al volo, rasoterra, di potenza o di precisione e chi più ne ha più ne metta.

Guardando una partita di esordienti non c’è nulla di più bello che vedere un ragazzino esultare dopo una rete: è il ritratto della felicità. L’abbraccio dei compagni, le braccia al cielo, oppure l’esultanza come l’idolo di serie A… impagabile vederlo scatenarsi in quel momento di gioia. Fare gol galvanizza, esalta. Una volta che hai segnato ti sembra quasi di volare, di essere immarcabile. Eppure, come dicevo, segnare non è affatto semplice. Per essere dei cecchini occorre non solo la tecnica, ma anche la freddezza, l’intuito e il coraggio di prendersi la responsabilità di tirare. Quante volte si rinuncia per paura di fare brutta figura o perché non ci si sente abbastanza bravi o all’altezza per farlo. Quante volte si sbagliano gol incredibilmente facili (per chi è in tribuna), magari a porta vuota, semplicemente perché non si è concentrati sulla palla e ci si va con leggerezza. Spesso per gonfiare la rete serve essere anche incoscienti: non caso nelle partite dei bambini ci sono sempre caterve di gol perché i calciatori in miniatura non hanno remore ad avventarsi sulla palla quasi assatanati per un gol.

Anche fuori dal campo fare gol è difficile. Spesso si rinuncia a tirare in porta, a fare quella scelta, optando per un passaggio all’indietro, più sicuro, derogando al compagno l’onere di buttarla dentro. Esistono gol meravigliosi come il matrimonio, avere un figlio, o anche solo il sorriso di chi ci sta accanto può essere la rete più bella. Eppure dopo la prima segnatura,spesso, ci si sente appagati, come se a mancare fosse quel senso del gol da “rapace della vita”.

Quante volte si  gioca in orizzontale, piuttosto che verticalizzare il gioco per segnare. In questo modo si evitano situazioni scomode, che richiedono sacrifico.  Il pallone delle scelte pesa tanto quando ci si trova a tu per tu col portiere di turno, che nella vita può essere rappresentato da tante insidie e tante problematiche. Del resto una vita basta sul “quieto vivere”, facendo melina al limite dell’area, o uno sterile possesso palla nella propria metà campo, non richiede grosse azioni da gol.

Per segnare serve il gioco di squadra, con i movimenti giusti con e senza palla e una buona dose di spirito di abnegazione: mettersi li, a provare e riprovare fino a che quel tiro non finisce là, sotto l’incrocio, imparabile per qualsiasi portiere.

Esultare  dopo un gol non ha eguali, è un tipo di felicità che si può conoscere solo se quella palla l’hai scaraventata in rete tu, di potenza o di giustezza, di astuzia o in rovesciata. Forse a volte è sufficiente avere l’audacia di provare a segnare, perché la felicità dopo un gol non ha eguali. A qualsiasi età.

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