Ligabue e Zavattini in mostra a Gualtieri

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Fino al 12 novembre a Palazzo Bentivoglio

In occasione della mostra “L’Ossessione dello sguardo. Zavattini incontra Ligabue” al Salone dei Giganti di Palazzo Bentivoglio di Gualtieri, esposizione che chiuderà il 12 novembre, presentiamo le due figure di Antonio Ligabue (Zurigo 1899-Gualtieri 1965) e Cesare Zavattini (Luzzara 1902-Roma 1989) attraverso i loro autoritratti.
La mostra è stata promossa dalla Fondazione Museo Antonio Ligabue e dal Comune di Gualtieri. Si possono vedere 50 opere di Ligabue e 120 quadri di Zavattini.
Due personaggi diversi, ma complementari. Il primo artista puro, il secondo poliedrico e noto soprattutto come sceneggiatore.
Ligabue inizia a farsi gli autoritratti nel secondo periodo (1939-1952) della sua arte, quello in cui scopre la potenza del colore come materia. Il suo entusiasmo è quello di chi finalmente riesce ad usare la materia per esprimere la ricchezza del suo mondo interiore. è il periodo più esaltante della sua opera, in cui egli si sente padrone del suo mondo.

Il primo autoritratto del 1940-1942 mostra uno sguardo preoccupato nei confronti di chi guarda, perché sembra temere di dover essere distolto dal suo mondo interiore. è lo sguardo del bambino spaventato. Supplica di non tormentarlo. Deluso dalla vita ma non vinto, perché conserva la sua innocenza fanciullesca. C’è l’incanto del fanciullo che vuole rimanere tale, perché conserva intatto tutto il suo mondo interiore. C’è la paura di crescere per perdere il mondo dei sogni. La materia spessa con cui dipinge il volto esprime la ricchezza del suo mondo, che trabocca dall’autoritratto. è lì che vive il dipinto, assieme agli occhi, che, guardandoti di sottecchi di fianco, ti portano ad entrare nel suo mondo fatto di esaltante materia colorica, di cui il pittore sembra voler inebriarsi.

Continua a leggere tutto l’articolo di Daniele Rivolti su La Libertà del 7 ottobre

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