Rita Coruzzi, il coraggio fatto donna

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Alla prima presentazione di «L’eretica di Dio», il nuovo romanzo storico della scrittrice reggiana, con l’intervento del vescovo Massimo Camisasca

“Sono fiera di essere donna, voglio scrivere ancora sulle donne!”. È una Rita Coruzzi più sicura di sé e matura, benché solo trentunenne, l’autrice che il 20 settembre tiene a battesimo, alla Libreria All’Arco di Reggio, la sua ultima creatura letteraria, “L’eretica di Dio” (Piemme, quasi 400 pagine, 18,50 euro). In vena anche di confidenze al pubblico di casa sua, come quando dice che la storia da ragazza non le piaceva, tanto da dovere rimandare l’esame all’università, finché non ha incontrato romanzi scritti bene – il telegramma di gratitudine qui è per Valerio Massimo Manfredi – che l’hanno appassionata alla materia. Da allora l’obiettivo di questa scrittrice concittadina è diventato “avvicinare i giovani alla storia”. E Rita, che viene da una famiglia matriarcale, pare avere trovato nel romanzo storico “al femminile” un percorso pienamente in linea con la sua personalità trascinante, invito vivente a non arrendersi mai, nelle prove dell’esistenza.

La strada è stata spianata dal primo testo del genere, “Matilde”, che in due anni si è accaparrato tre Premi internazionali (“Michelangelo Buonarroti”, “Stefano Zangheri” e “Città di Cattolica”). Ora è la volta di Giovanna d’Arco, un’altra eroina della fede cristiana, romanzata “con potenza narrativa e freschezza di rilievo e con uno stile ancora più incisivo”, come annota Donatella Jager Bedogni, presidente dell’associazione “Amici di Matilde e del Castello di Bianello”, che modera la presentazione del volume. È presente e interviene anche Francesca Lang, editor di Piemme: anche lei è rimasta colpita dalla “grandissima tridimensionalità” che Rita sa dare ai personaggi narrati, la cui umanità traspare viva e coinvolgente sotto le categorie della storia, della fede e della politica.

L’incontro è impreziosito dalla lettura di brani tratti dai capitoli 2 e 11 (in tutto sono 38) per voce degli attori Gianni Binelli e Maria Antonietta Centoducati. Quest’ultima recita anche l’ouverture, impersonando proprio la Pulzella d’Orléans: “Mi chiamo Giovanna d’Arco… Dio ha scelto me per cacciare gli inglesi… Io farò dei soldati di Francia dei soldati di Dio!”, e intanto attraversa la sala della libreria, mostrando ai tanti spettatori una spada. Quella spada, puntualizzerà Rita Coruzzi, che Jeanne d’Arc non ha in realtà mai brandito, com’è vero che la valorosa condottiera mai uccise un solo uomo nei 19 anni della sua breve parabola terrena. Era una donna che il popolo vedeva già santa in vita; non così per una parte della gerarchia ecclesiastica che, per calcoli politici, volle fosse processata.

Continua a leggere tutto l’articolo di Edoardo Tincani su La Libertà del 30 settembre

Pubblicato in Articoli, Società & Cultura