Terra Santa, colori che danzano

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Alcune ragazze di Ac scrivono dopo il viaggio estivo

Dopo avere scritto un proprio articolo, pubblicato sul numero scorso del giornale diocesano, Elena Oleari ha raccolto per noi le testimonianze di alcune ragazze che hanno preso parte al pellegrinaggio in Terra Santa promosso dall’Azione Cattolica Giovani nello scorso mese di agosto. Alcune sono in forma di racconto, altre – è il caso dell’ultima – di componimento poetico.

Il silenzio
Rivivendo nei ricordi e nelle immagini il viaggio fatto vengo sommersa da parole, profumi ed un misto di colori.
Ho lo zaino pieno di ricordi e di esperienze che mi hanno profondamente colpita. Di fronte però a questa immensità di sensazioni e parole il bagaglio più importante in valigia è un semplice e spiazzante Silenzio: ci ha investito e riempito nel deserto, quando l’unico rumore era il leggero canto tra le rocce,o nel Getsemani, quiete davanti alla Città Santa.

Continuare a immergersi in questo Silenzio diventa un impegno e, nella sovrapposizione di scadenze e voci, una preziosa sfida.

Cecilia

Gli incontri
Al riparo dalle notizie che arrivano qui e dalla confusione che avevamo in testa, in alto, sulle colline palestinesi, c’è un sottobosco fatto di coraggio, di fede viva, di voglia di pace nonostante tutto.
La Vita di quei luoghi l’abbiamo conosciuta anche attraverso le persone che li abitano: Daoud, con la sua grinta, ci ha accolto alla Tent of Nations fra i suoi ulivi.
Ci ha raccontato la quotidianità di una famiglia che abita accerchiata dai coloni israeliani: ogni giorno un nuovo problema e ogni giorno una nuova soluzione.
Da quando c’è il Charitas Baby Hospital, i bambini palestinesi hanno la possibilità di essere curati, ma le medicine sono negate ed è difficile andare avanti.

Grazie alle donazioni internazionali ed ai farmaci portati di nascosto dall’estero, l’ospedale pediatrico continua a salvare le vite dei più piccoli, di qualsiasi religione essi siano.
A Gerusalemme una famiglia ci ha ospitati nella sua casa: pochi metri quadri e tanto cibo preparato per noi.
Madre ortodossa, padre cattolico, ci hanno insegnato che lì non si fanno distinzioni, si dice solo “cristiani”.

Tornati a casa, spetta ora a noi dare voce a queste storie di Resistenza, storie di persone che, nella fatica, si fanno custodi preziosi di quei luoghi dove 2.000 anni fa l’albero della Vita affondò le sue radici.

Martina

Leggi anche le altre testimonianze su La Libertà del 23 settembre

 

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